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UN AMORE SEGRETAMENTE MISTERIOSO


La Dea della Natura, ovvero Madre Natura, dopo aver creato l’intera natura le piante, gli animali, la terra, il mare, l’aria fresca e pulita si addormentò e diventò una grande montagna, la quale molte volte si arrabbiava perché la gente distruggeva il suo creato. Quando si arrabbiava, sbuffava lava, perciò tutti coloro che vivevano alle sue pendici o nei suoi dintorni, la temevano e la chiamarono ETNA, il cui nome significa colei che brucia.
Finalmente un giorno, per far capire che la natura si deve salvaguardare, si trasformò in un essere umano. Zeus le raccomandò di non innamorarsi di nessuno di nessun genere, né esseri umani né Dei, altrimenti avrebbe perso tutti i suoi poteri e chi si sarebbe innamorato di lei, anche se Dei avrebbero sofferto: tutti le stavano lontano. cit…

Giustizia per la famiglia Taylor

Si chiamava John Taylor il ragazzo di 15 anni trovato morto nella sua scuola a Manchester.
John è sempre stato un ragazzo di poche parole, timido e riservato, perfino con me, sua madre. Mio marito morì 13 anni fa: stavamo facendo il nostro primo viaggio in auto assieme al piccolo John. La meta era Oxford, città nella quale io e Micheal ci siamo innamorati. Intorno le 5 del pomeriggio del 14 Luglio, la nostra vita cambiò per sempre.
Oggi penso che la sua riservatezza fosse dovuta all’assenza di un vero padre, un uomo con cui guardare le partite di football, giocare al biliardo e ridere delle sconfitte di squadre avversarie. cit…

Una ragazza speciale.

Mi sono sempre chiesta perché la società avesse bisogno di giudicarti.
E’ il primo giorno di scuola. E’ un giorno speciale, perché era nuova la scuola, nuovi i compagni e nuovi i professori.
Con un grande sorriso e lo zaino in spalla scendo dall’auto di mia madre verso la scuola.
Mi sento osservata, molto osservata :
– Perché queste ragazze mi fissano sghignazzando? penso tra me e me.
Superato quel momento di grande disagio entro in classe. cit…

ROCKY: Il mio più caro amico.

Era da tanto tempo che desideravo un cagnolino con cui giocare, passare del tempo, fare delle passeggiate, a cui volere molto bene. Invidiavo tutte le persone che ne avevano uno. I miei genitori non erano d’accordo, soprattutto mia madre. Però un bel giorno il mio sogno si avverò, mio padre mi portò al canile. Mentre guardavo i cani, mi colpì subito un cucciolo di quasi due mesi; era un rottweiler di colore nero con delle macchie marroni, di lui mi colpi il suo sguardo, mi guardava con quegli occhi impauriti ma dolci. Decisi subito che quello sarebbe stato il mio cane. Ancora nessuno gli aveva dato un nome, allora toccava a me darglielo, decisi di chiamarlo Rocky. cit…

I COMPITI DA CORREGGERE

Qualcuno lo distrasse dallo studio sbattendo rumorosamente la porta della biblioteca. Era un uomo abbastanza giovane, sui quarant’anni che si sedette al suo stesso tavolo. Aveva in mano un mucchio di fogli.
Li sparpagliò sul tavolo e disse:
– Che importa! Li correggerà qualcun altro!
Lorenzo capì che l’uomo era un professore.
Il professore riordinò i fogli e li mise davanti a sé. Dopo qualche secondo, iniziò a fissare il ragazzo seduto accanto a lui. cit…

UN NUOVO COMPAGNO

L’estate stava ormai finendo e Betty doveva arrendersi all’idea che tra una settimana sarebbe dovuta tornare a scuola. Ella non era mai stata una studentessa modello. Molti la consideravano una tipa molto strana. Però lei più che strana si considerava una ragazza riservata, riusciva ad essere se stessa solo con le sue amiche Spencer e Anna, con le quali aveva in comune la passione per il pattinaggio. Finalmente il gran giorno era arrivato. Questo era il suo quarto anno di Liceo Classico. Entrata in classe c’erano i soliti gruppetti di cui lei non faceva parte. Uno era quello delle cheerleader, guidato da Veronica, e Betty aveva provato ad entrare nel gruppo, ma la leader l’aveva rifiutata. cit…

IL GIOCO. Racconto nero

La sera del 12 Aprile i genitori di Luigi e Federica vengono uccisi a colpi di pistola da un Serial Killer. Quest’ultimo fu condannato a morte.
Un mese dopo, il 13 Maggio Federica sente dei strani e continui rumori, così si sveglia di colpo e chiama subito il fratello maggiore Luigi:
– Luigi, Luigi senti questo rumore strano?
– – No, stai tranquilla e continua a dormire, rispose. cit…

NORMAL SPIES

Non potevamo crederci, l’A.S.L.A. non esisteva più, non avevamo più un lavoro e dopo quattro anni a contatto solo con spie come noi, adesso dovevamo tornare alla nostra normale vita.
– Mi dispiace ragazze, ma non posso farci proprio nulla, ci aveva detto Sarah, il nostro capo, prima di salutarci e andare via.
Mi chiamo Scarlett, ho 19 anni e vivo a Los Angeles, io e le mie tre, nonché uniche, amiche siamo, o meglio eravamo, spie. L’agenzia per cui lavoravamo ci aveva contattate quattro anni fa; avevano bisogno di nuovi e giovani agenti. Avevamo 15 anni e anche se l’idea di dover vivere a contatto solo con spie, non andare in una normale scuola e abbandonare le nostre amicizie, inizialmente non ci piaceva, alla fine accettammo. cit…

GLI OCCHI DELL’AMORE: STORIA DI UN INCONTRO SPECIALE.

Laura, nella sua adolescenza, non ha passato un bel periodo. A volte la vita ci riserva cose che non ci aspettiamo. Ma nonostante ciò, grazie ad una persona, si riesce ad andare avanti.
In una bella serata d’estate, io e la mia comitiva decidiamo di andare a mangiare un panino. Nell’attesa dei panini, arriva un ragazzo, insieme ai suoi amici, che attira il mio sguardo, perché non smetteva di guardarmi, ed io non smettevo di chiedermi cosa mi stesse succedendo. La mia migliore amica, conoscendomi bene, e sapendo che non mi lasciavo mai coinvolgere così facilmente, mi chiede:
– Laura, ma che sta succedendo? cit…

LA BAMBINA CHE SALVAVA I LIBRI

E’ il 1938 nella Germania nazista. Tutto il Paese è con il fiato sospeso. Io non ho mai avuto tanto da fare ed è solo l’inizio. Forse ti starai domandando chi sono io? Beh, io sono…, è un po’ difficile da spiegare, ti dico solo che mi incontrerai presto, non è una minaccia, non ti spaventare non sono cattivo, né violento, ti dico solo che un giorno ti raccoglierò dolcemente e la tua anima sarà così leggera da sembrare una piuma. Sono stato colpito da una bambina sul treno; non conoscevo la sua storia, ma leggevo nei suoi occhi e sentivo nel suo cuore tante emozioni contrastanti, ma quello che prevaleva di più era la paura. E poi un bambino, che si buttò tra le mie braccia, e subito dopo un urlo… cit…

Il misterioso caso di Marina Koral.


Era il 10 Aprile 1996 quando venni a sapere della morte di Marina Koral. Ero da poco tornato a casa, quella sera avevo deciso di fare due passi e una volta ritornato nella mia abitazione trovai mia madre in un lago di lacrime. Le chiesi cosa fosse successo e lei rispose che avevano trovato Marina, morta sotto un ponte, probabilmente dal quale si era lanciata. Non credetti a quelle parole, conoscevo troppo bene Marina, eravamo cresciuti insieme, e sapevo con certezza che lei non avrebbe mai fatto un gesto del genere. Quella sera stessa mi recai nel luogo del suicidio. cit…

Un’amicizia finita bene: Jennifer e Chiara e una storia di quotidiano bullismo!


Chiara è una ragazzina di quindici anni, un po’ robusta, con gli occhiali e l’apparecchio. Chiara non ha molti amici; ha solo un’amica di nome Jennifer. Chiara e Jennifer stanno sempre insieme; non riescono a fare amicizia perché gli altri le rifiutano considerandole goffe e mal vestite. Pertanto, vengono spesso bullizzate. Jennifer, però, inizia a cambiare e a fare amicizia co la ragazza più popolare della scuola, Sofia che la allontana da Chiara; quindi Jennifer e Chiara si separano. Un giorno Chiara scopre che Jennifer ha rivelato a Sofia un segreto che per lei era molto importante. Naturalmente, Sofia rivela a tuta la scuola il segreto di Chiara che viene umiliata da tutti gli studenti. cit…

DESTINO CRUDELE

Si chiamava John Taylor il ragazzo di 15 anni trovato morto nella sua scuola a Manchester. John è sempre stato un ragazzo di poche parole, timido e riservato, perfino con me, sua madre. Mio marito è morto 13 anni fa: stavamo facendo il nostro primo viaggio in auto assieme al piccolo John. La meta era Oxford, città nella quale io e Michael ci siamo innamorati. Intorno alle 5 del pomeriggio del 14 Luglio, la nostra vita cambiò per sempre.
Oggi penso che la sua riservatezza fosse dovuta all’assenza di un vero padre, un uomo con cui guardare le partite di football, giocare al biliardo e ridere delle sconfitte di squadre avversarie. cit…

Alba Nera: una brillante operazione di polizia

In un luogo isolato, nel bel mezzo delle campagne di Reggio, vi è nascosto, tra i rovi della fitta vegetazione, un casolare rurale nelle mani di cinque malviventi locali, in possesso di un curriculum criminale di alto rilievo, con analoghi reati contro il patrimonio, contro la persona, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto di armi. Nel casolare rurale, vi sono nascosti e detenuti considerevoli e ingenti quantità di sostanze stupefacenti del tipo hashish, marijuana, cocaina ed eroina, oltre che ad un elevato numero di armi da fuoco, nascosti all’interno di una botola, sita nel garage sul retro del casolare. I cinque soggetti, usciti dal carcere circa due settimane prima dell’inaugurazione della nuova base, erano considerati esponenti di alto rilievo all’interno della gerarchia ‘ndranghetista, facenti parte alla Famiglia Mafiosa detta Corona, articolazione territoriale della Ndrangheta Calabrese, operante nel territorio di Reggio Calabria <!–more–cit…>

Il giorno stesso che erano usciti dal carcere, Cosimo Corona, il capo del gruppo, incontrava i suoi uomini di fiducia, Bruno Corona, fratello del primo, Giovanni Santamaria, Marcello Lo Iacono e Saverio Abbate, nel casolare che successivamente avrebbero inaugurato nuova base del clan mafioso. Chiaramente l’intento era quello di riorganizzare tutte le attività illecite poste in essere negli anni precedenti il blitz denominato Sangue Freddo, effettuato dagli agenti della Squadra Mobile di Reggio nel 2007. Difatti, la settimana seguente all’ uscita dal carcere, i cinque soggetti davano inizio ad un rifornimento di droga, contattando amici della Sicilia, appartenenti a Cosa Nostra Catanese, che fornivano loro un kg circa al giorno, mediante un trasporto assegnato ai cosiddetti corrieri professionisti. Segue un’altra settimana e i cinque malviventi si trovano riforniti di droga e armi. Peccato che una famiglia mafiosa rivale si è riorganizzata e si è accorta dell’espansione territoriale della Famiglia Corona nel territorio reggino. Una di queste sere, alle 19.50 circa, avviene un omicidio nei pressi di un capannone abbandonato sito nelle campagne circostanti a Reggio. La vittima è Saverio Abbate. Il capo della Squadra Mobile di Reggio, Vice Questore Michele De Lucia, crede si tratti di un omicidio di natura mafiosa, quanto accertato dai primi indizi raccolti sulla scena del crimine. Il cadavere è riverso per terra in una pozza di sangue. Il proiettile che ha centrato la fronte dell’Abbate ha provocato molto probabilmente il decesso, dalla prima ispezione cadaverica effettuata dal medico legale, dott. Francesco Bartolucci. Dietro al cadavere, una sedia di legno con della corda tagliata, tipica negli ambienti mafiosi per sequestrare, legare e sgozzare le vittime. Sulla scena del delitto, oltre l’ausilio della Polizia Scientifica, interviene il P.M. di turno, dott. Paolo Pagano che dispone l’esame autoptico del corpo della vittima, fissato per il giorno successivo. Intanto negli ambienti malavitosi, Cosimo Corona, capo del gruppo, venuto a conoscenza dell’omicidio di un suo uomo, unitamente agli altri tre componenti, dichiara ufficialmente guerra alla famiglia rivale. Nel frattempo, viene aperta un’inchiesta dalla DDA della Procura Distrettuale della Repubblica di Reggio, in merito all’omicidio di Saverio Abbate, che si avvale delle moderne tecniche di intercettazione telefonica ed ambientale, oltre che ad una cospicua conoscenza dell’humus criminale locale. Grazie alla conoscenza criminale della vittima, gli agenti della Squadra Criminalità Organizzata, riescono ad individuare con esattezza la cella telefonica da dove la vittima effettuava le chiamate. Procedono immediatamente alla perquisizione del casolare rurale, rinvenendo le ingenti quantità di droga e armi. Nel momento in cui i poliziotti si trovano nel loro casolare, Cosimo Corona e gli uomini di fiducia si recano armati di kalashnikov nell’abitazione dove presumibilmente credono abiti il capo della Famiglia Valenti, proclamando un conflitto a sorpresa. La scintilla scatenante è stata sicuramente l’uccisione di Abbate. Corona arriva all’ingresso del cancello e senza esitazione, uccide in un sol colpo i due uomini posti alla difesa, poi chiama Santamaria e Lo Iacono. Tutti entrano nella villetta e affrontano senza esitazione i rivali, uccidendoli con le mitre. Salgono le scale e non vedono nessuno, allora scendono nuovamente e intravedono il capo, Ettore Pasquale Valenti detto u profissuri, che tenta di fuggire gettandosi dalla finestra del pianerottolo della scala, ma viene gambizzato e portato in aperta campagna. Intanto le Indagini della Squadra Mobile fanno il loro corso; il dott. Pagano è convinto del fatto che siano stati i Valenti a commettere l’omicidio, poiché quest’ultima famiglia si trovava in contrasto con i Corona anche nel 2007. Così il P.M. dispone l’installazione di microspie all’interno di luoghi sospettati essere in mano ai Valenti. La Polizia interviene anche nella sparatoria nella villetta del capo dei Valenti. Si contano quattro morti, ma all’appello manca il capo, cioè Pasquale Valenti, che è stato sequestrato e portato dai Corona nello stesso capannone, per farlo fuori e assumere il proprio dominio sul territorio. All’alba del mattino, Cosimo Corona apre il cofano della Mercedes nera e assieme a Giovanni fanno scendere il rivale, lo portano nel capannone e lo fanno mettere in ginocchio con le mani legate dietro la schiena. Corona fa maturare l’esperienza mafiosa a Marcello, il più giovane, ordinandogli di ammazzarlo nello stesso modo in cui è stato ucciso Abbate. Ma nell’istante in cui Lo Iacono punta la pistola alla fronte di Valenti, interviene la Polizia con una brillante operazione interforze denominata Alba Nera, guidata dal dott. De Lucia. Rispondono le pistole dei Corona, i poliziotti feriscono gravemente Lo Iacono e Santamaria, mentre Cosimo Corona è fuggito. Nelle ore successive verrà ammanettato nel casolare di campagna. I sodali, Santamaria e Lo Iacono, insieme al Valenti, verranno soccorsi e successivamente sottoposti al fermo di polizia, ugualmente al Corona, accusando in particolare Valenti di aver ordinato o aver dato il mandato di uccidere Saverio Abbate. La città viene svegliata dalle sirene delle volanti della Polizia. Ancora una volta è stata assicurata giustizia e le famiglie della città potranno vivere serene come prima.
B. G. 1A

Amare qualcuno senza essere ricambiato: una storia di formazione

Successe che rimasi innamorata di una persona che non aveva intenzione di amarmi.

Io e Luca ci conoscevamo da circa tre anni; inizialmente eravamo solo conoscenti, era il tipo poco
raccomandabile, il ragazzo che già fumava e aveva tante esperienze dietro, come se avesse vissuto troppi anni. Eravamo l’opposto. Io ero quella studiosa, seria, con nessuna esperienza passata. Sentivo dentro di me che qualcosa scattava quando abbracciava qualcun’altra, o quando scambiavamo due chiacchiere, ma non ci facevo molto caso e ripetevo dentro me:
– Non deve importarmi, è sbagliato per me, merito di più!
Ci fu un periodo in cui lui era cambiato completamente, sembrava proprio un’altra persona, allora cominciai a ricredermi sul suo conto, e a pensare che non era così tanto male. Non so cosa fosse successo per cambiare così tanto, ma ne fui fin troppo contenta. Non fumava più, studiava sempre, parlavamo sempre di più, avevamo lo stesso modo di pensare, sembrava davvero un ragazzo con la testa sulle spalle, diverso da ciò che era prima.
Più di due mesi fa lo rividi, lo salutai e feci finta di nulla come sempre. Più passavano giorni e più mi capitava di averlo nei miei pensieri. Decisi di fare qualcosa per cambiare la situazione, allora gli scrissi, parlavamo del più e del meno finché mi scrisse:
– Tu mi piaci! Rimasi un po’ stranita, io ancora non sapevo ciò che provavo esattamente.
Passavano i giorni e cominciava a piacermi sempre di più, solo che lui era strano: mi ignorava sempre e poi mi diceva cose dolci, ma non mi dimostrava mai di tenerci veramente a me. Eravamo più che amici, fin quando un giorno mi disse:
– Mi sono fidanzato con la ragazza che mi piace da due anni!
In quell’istante il mondo mi crollò addosso, mi sono sentita presa in giro. Adesso si giustificava il suo ignorarmi per giorni. Ma quella era solo una scusa per non amarmi, sapeva che io volevo una relazione stabile quando ha capito che facevo sul serio ha trovato una scusa e mi ha scaricata.
È passato circa un mese da questo fatto, ci salutiamo ancora quando ci incontriamo per strada.
Io ho voluto che mi facesse del male: troppe seconde possibilità che ha sempre sprecato.
Lui sapeva che ci sarei stata sempre per lui, qualunque cosa potesse fare perché io tenevo a lui.
E allora mi usava, mi trattava come una ragazza qualunque.
Passavano i giorni e capivo sempre di più che io lo amo.
Ma lui non mi merita e vorrei che il fatto di saperlo potesse cambiare ciò che sento e invece non cambia niente, io lo amo lo stesso. Non mi merita perché non ha mai davvero capito tutto quello che ho fatto per lui, non ha mai fatto altro che darmi ancora meno della metà di quello che io gli ho dato ogni giorno. Non mi merita perché io per lui sono scoppiata di gioia, ho sofferto, provato rancore, mentre lui non ha mai sentito dentro niente che fosse come quello che sentivo io, non importa quanto amore io abbia dato se poi non ha voglia di prenderlo. Non merita nulla di ciò che vorrei dirgli, non merita le canzoni che vorrei dedicargli, non merita la paura che avevo di volergli bene perché è una paura che lui non ha mai avuto.
Ma devo dimenticarlo perché non è giusto inseguire qualcuno che non ha voglia di farsi trovare, sognare qualcosa che non può accadere ed esserci per chi non ci sarà mai per me. Devo dimenticarlo perché ogni volta che lo penso tremo, ma tremo di più se penso che a pensarlo perdo sempre un sacco di tempo e la vita non aspetta me.
Lascio perdere non perché vorrei perderlo, ma perché se non lo perdo perderò me stessa molto presto. Non lo dimentico perché voglio ma perché è più giusto così.
Inizialmente pensavo fosse solo una cosa che mi facesse soffrire, poi ho capito che mi ha fatta crescere e che ho imparato dai miei sbagli. Forse non era destino, forse è stato meglio così.
Adesso voglio ricominciare ad essere felice davvero, e a splendere. Magari arriverà qualcuno che mi meriterà davvero. Ora penso solo a me stessa.
S. M.T. 1A

La triste e dolorosa vicenda di Amy Davis

Era una fredda sera d’inverno, precisamente il 5 dicembre. Suonò il telefono ed io, essendo l’unica in casa, mi alzai dal divano e risposi sbadigliando:
Pronto! nessuno rispose.
Pronto! ma niente, era come se stessi parlando da sola, sembravo una matta, chiusi la chiamata e ritornai sul divano. Passarono circa dieci minuti e di nuovo il telefono si mise a squillare: Pronto! Pronto! gridai, ma niente nessuno rispondeva. Per la seconda volta chiusi la chiamata e cominciai un po’ a preoccuparmi…
– Forse si tratta di uno scherzo, pensai tra me.
Verso le 23:00 di quell’indimenticabile sera la porta si aprì. Non potevano essere i miei genitori, loro erano già in viaggio per Seattle, non poteva essere neanche Hardin, mio fratello, era partito qualche giorno fa per l’Italia; ma allora chi è, mi domandai spaventata Chi è? Gridai con voce tremante, nessuno rispose alla mia domanda, ma capii subito che stava per succedere qualcosa; infatti un uomo alto, non molto giovane si presentò dietro di me ed io terrorizzata riuscii solamente a dirgli chi fosse e cosa volesse da me mentre lui mi rispose di stare tranquilla e che non mi avrebbe fatto del male o forse sì, aggiunse. Chiuse tutte le tende, spense la luce e mi afferrò il braccio destro, cominciò a picchiarmi e io gridavo, ma lui non si fermava, anzi, cominciò a toccarmi lasciando dei lividi sulla mia pelle. Ero terrorizzata, avevo solo 17 anni, ma la mia vita era come se si fosse conclusa quella maledetta sera del 5 dicembre tra le mani di quel maniaco stupratore.
I raggi del sole attraversarono il mio viso, non capivo, la testa mi girava come l’elica di un elicottero, ma mi svegliai comunque. Non capivo, cos’è successo mi chiesi, guardai le mie gambe, le mie braccia, e vidi solo tanti punti viola sulla mia pelle, non riuscivo a capire, la testa mi faceva malissimo e le mie gambe tremavano. Andai subito a sciacquarmi il viso e presi un’aspirina, mi preparai una tazza di latte caldo, ma avevo la nausea, continuavo a non capire. Poche ore dopo delle immagini confuse si accavallarono nella mente…io gridavo, ero spaventata, tremavo e piangevo…in quelle immagini c’era un uomo, io rispondevo al telefono, che gran confusione non capivo nulla. Accesi la televisione e cominciai a guardare un film, si trattava di una ragazza stuprata e uccisa dal padre, che schifo. Fu in quel momento che in quella confusione nella mia mente, quelle immagini presero ordine. Cominciai a ricordare e capìi tutto, piansi, non riuscivo a fare altro. La prima cosa che pensai fu quella di chiedere aiuto, ma come potevo, mi vergognavo terribilmente e inoltre non avevo amici, i miei genitori erano troppo lontani e non volevo disturbarli, quello era il viaggio dei loro sogni e mio fratello non potevo chiamarlo, troppi problemi. Per giorni non uscii di casa, con il passare del tempo però quei giorni cominciarono a diventare settimane e dalla scuola chiamavano ripetutamente chiedendosi il perché di tutte quelle assenze, non era da me dato che ero una delle più brave dell’istituto … sì, ero proprio una secchiona e forse era quello il motivo per cui non avevo mai avuto amici, ero una sfigata, comunque io non rispondevo a nessuna chiamata, solo ai miei genitori e ogni tanto ad Hardin e ovviamente alla classica domanda come stai? rispondevo che andava tutto bene e che non c’era da preoccuparsi. Ero triste e quelle maledette immagini mi ritornavano in mente ed io piangevo disperata, basta! Dovevo dire tutto alla polizia. Mi vestii, uscii di casa, presi un taxi e andai alla centrale di polizia, raccontai tutto e loro mi dissero che qualunque cosa fosse successa dovevo chiamarli. Uscita dalla centrale non avevo voglia di prendere il taxi, forse una camminata mi avrebbe fatto bene, pensai…non avrei mai dovuta farla quella camminata. Camminavo e ad un tratto mi sentii strana, come se qualcuno volesse farmi del male, l’ansia assalì il mio corpo e la paura si fece avanti. Mi uccise. Quel maledetto uomo mi uccise.
E’ il 18 dicembre del 2016, oggi è esattamente passato un anno dalla mia morte e io sono davanti alla mia tomba piena di fiori che vi racconto questa storia, ed è esattamente oggi, dopo un anno, che mio padre fu arrestato. Sì proprio così, sono stata stuprata e uccisa da mio padre biologico, sì ho scoperto anche di essere stata adottata e di aver fatto la stessa fine di mia madre. Io sono nata da uno stupro e morta per lo stesso motivo. Mi hanno adottata quando avevo pochi mesi, mia madre mi lasciò davanti un ospedale e poco dopo fu uccisa da suo marito, facendo credere a tutti che si fosse trasferita in un’altra città, 17 anni dopo la mia nascita lui non essendo abbastanza soddisfatto di ciò che aveva già fatto venne da me. Ed ora sono qui davanti alla mia tomba che piango con accanto la mia famiglia che si dispera per me. In fondo avevo solo 17 anni.
Amy Davis, 18/12/1999-18/12/2016.
S. C. 1A

SANGUE DI LUPO

La neve attecchiva lenta al suolo, facendo somigliare i pini ghiacciati e le montagnette di neve al tipico paesaggio di una cartolina. Per le strade scivolose i commessi di alcuni negozi attaccavano con aria annoiata le classiche figure a forma di zucca o pipistrello alle vetrate, altri sistemavano maschere spaventose agli ingressi, appositamente realizzate per far spaventare i clienti, e altri ancora mettevano caramelle di ogni gusto, colore o grandezza in ogni scaffale non occupato dai vari costumi. Halloween stava arrivando e non ci sarebbe voluto molto, prima di vedere i bambini, mascherati con i costumi più lavorati, scappare dagli scherzi dei più grandi. Presto sarebbero spuntati pure i mostri più fantasiosi, tra suore demoniache e clown assassini, la realtà si sarebbe fusa con la fantasia. Questa festa personalmente mi era sempre piaciuta, ma non per le caramelle, né per i costumi o per le feste dei liceali in cui ci si ubriacava sino a non ricordarsi il proprio nome, non era questo il motivo. Halloween mi era sempre piaciuto per il semplice fatto che ciò che spaventava si trasformava, per una notte, in divertimento e questo voleva dire che anche io sarei stata normale… In questo periodo vedevo i costumi più incredibili e strani, tanto strani da farmi ridere. Con quelle orecchie lunghissime, la bocca larga e la gobba pelosa; i costumi non si avvicinavano neanche lontanamente al vero essere. Vedere i bambini essere ciò che desideravano non mi faceva pensare ad altro, tranne al fatto di essere fortunati al solo travestirsi da mostro, per poi tornare alla consuetudine di ogni giorno.
Molti dicevano che esso fosse un dono, altri pensavano fosse inesistente, c’era chi lo desiderava e chi lo ripudiava, altri non imparavano mai ad usarlo e altri lo sapevano usare sin troppo bene. Alcuni non ne volevano neanche sentir parlare e altri lo cercavano con insistenza senza mai trovarlo… ma riguardo a me, beh io lo consideravo una vera e propria maledizione. Essere ripetutamente in guerra con le mie due personalità, non riuscire a resistere agli impulsi animali, dipendere da quel disco luminoso bianco nel cielo, ma la cosa peggiore di tutte…essere in continua ricerca dell’estremità del filo rosso, figurato, che dal mi dito si legava a quello di qualcun altro, chissà dove. Il così detto legame, o così l’avevo sempre chiamato, non conoscevo il suo vero nome in realtà, sicuramente era uno di quei lunghi e brutti nomi impronunciabili che stentavi a capire. Per farla breve il legame consiste nell’essere legato ad una persona, sino al punto d’amarla così tanto che ogni sua azione e pensiero diventano per te speciali, ogni emozione o azione è collegata a lui. Il legame è quella cosa che per te sostituisce la gravità e la ragione, in parole povere, quello che le ragazzine di oggi chiamano vero amore.
Avrei fatto volentieri a meno di questo, non mi piaceva dipendere da nessuno, essere legati a qualcuno voleva dire non poter scappare mai troppo lontano o nascondersi mai troppo bene.
Ma a parte questi orribili e disgustosi dettagli essere un licantropo, lupo mannaro, meta-lupo, meta-umano, mutante o chicchessia non era così male o almeno non era così male per gli altri. Essere in parte lupo voleva dire più forza, più velocità, tutti i sensi sviluppati al massimo e perché no, il potersi trasformare in un lupo alto tre metri con canini affilatissimi aveva i suoi vantaggi, quali però non saprei proprio dirli.
Avevo scoperto l’orrore della mia maledizione dieci anni fa. Una bambina di nove anni che scopre di poter uccidere qualcuno in qualsiasi momento anche solo per un gesto di troppo mi aveva traumatizzato, ma era quello che avevo fatto che aveva segnato la mia condanna. Una parola, una sola parola aveva causato tutto, la parola di troppo detta da una bambina antipatica mi aveva fatto spuntare le zanne e fatto squarciare il suo collo fino a ridurla in brandelli. Da quel giorno la mia vita era una continua fuga per il mondo in lungo e in largo.
Una bella ragazza di diciannove anni dai capelli ricci, lunghi e marroni, dai grandi occhi verdi contornati da lunghe ciglia nere, con labbra carnose e rosse, dalla pelle abbronzata, dal corpo snello e atletico con tutte le forme a posto, o così mi descrivevano le signore del paese quando dovevano presentarmi ai loro figli, ma era quando mi chiedevano cosa studiavo o come andavo a scuola che la mia risposta diventava meccanica, quasi spontanea. Il fatto era che a scuola non c’ero mai andata.
Io usavo l’arco, loro facevano educazione fisica, io cacciavo, loro studiavano le scienze, io parlavo con gli animali, loro seguivano corsi di inglese, io imparavo le lingue fuggendo, loro dai libri di scuola. In fondo non era poi così diverso o meglio era quello che mi ripetevo continuamente.
– Kim, Kim…Kimberly Kate mi scosse, interrompendo il mio monologo.
La guardai, Kate aveva quindici anni, bassina e magrolina, con la pelle chiara e le lentiggini. Somigliava in tutto e per tutto a una normale ragazzina, le uniche cose che la facevano distinguere dalle altre erano i lunghi capelli bianchi e gli occhi color miele. L’avevo trovata ferita, quasi senza vita ancora in fasce in un bosco e da quel giorno me ne ero presa cura, istruendola a usare il suo potere da lupo, da dove veniva non importava, l’importante era quello che le avevo insegnato ad essere.
– Kim se non ci muoviamo ci troveranno!
Il suo tono era spaventato e non la biasimavo, avevamo sulle nostre tracce l’Alpha più potente che si fosse mai visto, immortale, forte, veloce e senza alcuna pietà. Il motivo del suo inseguimento? L’uccisione di un membro del suo branco causata da me in seguito alla minaccia di uccidere la mia piccola “sorellina” ci aveva messo addosso l’intero branco.
– Stai zitta, ho un’idea su come depistarli.
Mi guardai intorno osservano la strada desolata per la tarda ora illuminata solo dalle insegne al neon e animata da qualche commesso che stava chiudendo per tornare a casa, adocchiando una fontanella nell’angolo della strada.
– Togliti il cappotto!
Le ordinai, sbottonandomi il mio e lasciando la pelle delle braccia, ricoperta da moltitudini di significativi tatuaggi neri, scoperta. Respirai lentamente assaporando il freddo che mi penetrava nella pelle risvegliare i miei istinti animali.
– Ma sei scema, ci troveranno subito così!
– No, se mascheriamo il nostro odore.
Kate intuì i miei pensieri e si tolse il capotto lasciandolo cadere a terra, seguendomi poi verso la fontana. Ci inzuppammo il più possibile per poi nasconderci in una piccola stradina nascosta dal buio sulla destra.
– Pensi che abbia funzionato? domandò con la sua vocina da bambina.
– Non lo s…
Non riuscì a terminare la frase che il rumore di passi mi zittì. Sia io che Kate trattenemmo il respiro, calmammo l’affanno e rimanemmo immobili. Un minimo movimento, un respiro troppo forte o il sangue che fluiva troppo velocemente ci avrebbe ucciso.
– Dove sono finite?
Sentì un uomo dalla voce profonda prendere i giubbotti da terra e annusarli ringhiando.
– Non possono essere scomparse, disse una seconda voce.
Il silenzio dilaniò, per poi essere subito rotto da un ringhio, sentì il movimento che lasciava intendere il passaggio degli indumenti a qualcun altro, nessuno parlò per cinque minuti buoni, e poi… il vento cambiò direzione tirando verso di noi, il profumo più buono che abbia mai sentito mi investì colpendomi come un pugno nello stomaco. Il fiato mi si fermò in gola facendomi diventare quasi viola, mi accasciai a terra cercando di riprendermi – Kim, KIM, che hai- ? Kate mi scosse per le spalle e come era iniziato tutto finì, presi una grande boccata d’aria fresca.
– Vieni Kim…bevi un po’ d’acqua!
Kate mi cinse la vita con un braccio, portandomi verso la fontana. Mi lavai il viso e bevetti, per poi sedermi contro la pietra dura e fredda, finalmente realizzai e sbiancai dal terrore. No, non poteva essere successo!
– Kimberly, cosa è…
Zittì immediatamente Kate alzandomi, c’era troppo silenzio, dov’erano finiti i lupi. Non feci nemmeno in tempo a guardarmi intorno che un enorme lupo di quattro metri mi piombò addosso con i canini appuntiti a due centimetri dal mio viso, il suo ringhio era così forte da rimbombarmi nelle orecchie e farmi esplodere le orecchie, la presa delle zampe era così stretta da farmi incrinare le ossa del corpo, ma la cosa più orripilane fu lo stesso profumo di pochi minuti fa.
Il mio istinto fu sopraffatto dalla paura e dalla rabbia, nessuno poteva trattarmi così, successe tutto velocemente, sentìi il sangue affluire nelle orecchie, i muscoli ingrossarsi e tendersi, sentìi la forza sostituire la rabbia. Il lupo fu sbalzato da sopra di me per la sorpresa, tuttavia si ricompose subito mettendosi davanti a me. Lo guardai, dovevo ammetterlo, aveva il suo tenebroso fascino da lupo Alpha, era alto circa un metro in più di me e molto più grosso e possente, il pelo era lucido, dorato con qualche ciocca più chiara e all’apparenza setoso e soffice, l’unico dettaglio che lo rendeva unico erano gli enormi e suggestivi occhi rossi colmi di desiderio. Eccolo, avevo davanti agli occhi il mio legame, colui da cui ero scappata per tutta la vita, colui per cui avrei fatto di tutto, lo sentivo addosso, sentivo il potere della Luna penetrarmi nella pelle collegandomi a lui.
Ò Allora bambina, finalmente ti conosco! sussultai sentendo la suadente voce parlarmi nella mente.
– Non chiamarmi bambina disgustoso sacco di pulci!
Ringhia nella sua mente, girandomi per guardare Kate, ma con stupore vidi che non c’era. Iniziai a tremare furiosa – Dov’è? Cosa le hai fatto -? Mi avvicinai a lui tremando dalla rabbia – Al sicuro, non le succederà niente, te lo assicuro. Potresti essere al sicuro anche tu, senza più scappare, senza nasconderti. Con me, siamo stati fatti per completarci a vicenda, non puoi scappare. Vieni con me” il suo tono era incredibilmente dolce, ma non fece altro che aumentare i miei nervi, allora feci la prima cosa che mi venne in mente, scappare. Mi voltai tendendo i muscoli e iniziai a correre come non avevo mai fatto, i miei occhi si posarono sul mio riflesso nelle vetrine, un lupo dal pelo bianco e gli occhi verde smeraldo in fuga dal suo destino. Senza accorgermene uscì dal paese fermandomi a pochi centimetri da un dirupo, mi ritrasformai non facendo caso agli strappi dei vestiti guardando il baratro colmo di oscurità.
– Non puoi farlo, non pensi a quella ragazza.
Ho visto come ti guardava, tu sei più di una guida per lei, non puoi lasciarla sola. Io non conosco il tuo nome, ma so che il mio cuore batte per te, se la Luna ci ha unito ci sarà un motivo. Ti prego non farlo, puoi avere una casa, una vita, e non importa se mi odi, farò tutto il possibile per te. Ti prego – sussurrò le ultime due parole, non mi girai, ma percepii la paura nella sua voce. Mi voltai lentamente con le lacrime agli occhi. – Kimberly, mi chiamo Kimberly – sussurrai avvicinandomi e osservando i suoi capelli biondi, gli occhi azzurrissimi, i muscoli scolpiti, la pelle abbronzata e le bellissime fossette, per guardarlo negli occhi dovetti alzare il viso. Aveva ragione, non potevo scappare, sentivo il mio cuore battere solo per lui. Sentì le sue braccia muscolose cingermi la vita e abbracciarmi, mi rannicchiai contro il suo petto, facendomi coccolare dal suo calore.
Forse io ero un errore, forse lui era un errore, ma forse insieme formavamo la cosa più giusta del mondo.
– Ciao Kimberly, io mi chiamo Christian e ti proteggerò da tutto!

R. P. 1A

Tutto ciò che prima è bello poi fa male

Grace era la solita ragazza del bus, quella che siede sempre sola, quella ragazza che cammina a testa bassa, la ragazza di cui non ti ricordi mai il nome, quella ragazza che non si sente mai abbastanza sicura, quella ragazza che era stata delusa più volte, che si sentiva invisibile, che sorride nonostante tutto, nonostante dentro non stava bene. Era il genere di ragazza che preferiva rimanere a casa a guardare film romantici, sperando un giorno fosse lei la protagonista del film.
L’estate del 2015 fu un periodo diverso dal solito. Il 25 agosto Grace con sua sorella andarono alla festa di un loro cugino. Fin da subito lei cercò di andare via perché non si sentiva a suo agio, però la sorella le disse di rimanere, così Grace si sedette in un piccolo angolo da sola. All’improvviso si avvicinò a lei un ragazzo, il migliore amico di suo cugino, loro due già un po’ si conoscevano anche perché andavano nella stessa scuola però lui era più grande di lei di quattro anni, e incominciarono a parlare. Prima di andare via dalla festa Grace e Max si scambiarono i numeri di telefono. Parlarono per tutta la notte e si incominciarono a conoscere meglio.
Il giorno dopo mentre Grace era in pasticceria a Milano incontrò Max e lui le chiese se sabato sera potessero uscire, lei incominciò ad arrossire perché era la prima volta che un ragazzo le chiedeva di uscire, non ci pensò due volte e rispose di sì. L’uscita di sabato sera andò bene e da lì Grace ebbe la sua prima cotta per Max.
Il primo giorno di scuola prima di entrare Max bacia Grace. Per tutte le sei ore lei pensò solo ed esclusivamente a quel bacio, non raccontò a nessuno del bacio neanche a sua sorella, l’unica persona di cui si fidava. All’uscita di scuola Grace andò a chiarire con Max quello che era successo la mattina e allora lui le dichiarò quanto gli piaceva. Lei se ne andò in silenzio senza rispondergli. Per tutto il pomeriggio Grace pensò se doveva chiamarlo per dirgli che ricambiava il sentimento oppure di non chiamarlo per niente. Alla fine lei non lo chiama anche se la mattina dopo Grace dichiarò i suoi sentimenti al ragazzo. Max e Grace per tre mesi furono fidanzati, i due si amavano ed erano felici, per la volta Grace si sentiva la protagonista di tutti i film che lei aveva visto, era davvero felice per una volta.
Un giorno Grace curiosando nel telefono di Max scoprì da alcune chat di lui e dei suoi amici che la loro relazione era una scommessa.

M. S. 1A

S-E-R-V-E-R


Un giorno normale Nick e Dora erano arrivati primi per la millesima volta ad un gioco, erano imbattibili, avevano superato qualsiasi record al mondo; si facevano chiamare Spazio vuoto proprio perché nei videogiochi non inserivano il loro nome. Nick e Dora non conoscevano la parola sconfitta, infatti non avevano mai perso ad un videogioco. In quello stesso giorno arrivò una email dove un certo Dio chiedeva di giocare a scacchi, ovviamente loro vinsero. Si aprì una specie di portale sul loro soffitto e li risucchiò al suo interno, si trovarono in cielo in piena caduta. Gridarono come matti, la caduta sembrava non finire mai, spuntò alle loro spalle un ragazzetto, gli disse che lui era Dio e che li aveva trasportati nel suo mondo, dove tutto era governato dai giochi, l’unica regola era non barare. Una volta atterrati senza subire nessuna ferita Nick e Dora incominciarono a giocare, avevano guadagnato tantissimi soldi. Erano talmente bravi che avevano scommesso tutti i loro soldi per un castello. Ci riuscirono, il loro obbiettivo era di governare tutto il mondo. Nick e Dora non si separavano mai proprio perché loro formavano Spazio vuoto, erano molto legati e tutti e due avevano un’intelligenza fuori dal normale. Nick e Dora vennero nominati Re e Regina di quel castello e conquistarono l’intero regno. Ma una parte era controllata da una strega, Nick la sfidò per impedire che avesse il controllo di quella porzione di regno, lasciò decidere la strega quale gioco fare e lei scelse gli scacchi. Non erano dei normali scacchi erano truccati. Dora cercò di capire il loro funzionamento ma non ci riuscì, Nick stava perdendo per la prima volta, finché non capì che gli scacchi si muovevano in base alle loro emozioni. E così incominciò a incitarli a combattere, gli scacchi andarono all’attacco e distrussero completamente le pedine avversarie. Il giorno dopo Nick e Dora festeggiarono organizzando una grande festa; Dora dalla felicità andò a bere ma poi si voltò e vide che Nick stava scomparendo, lo tirò per la manica ma lui continuava a dissolversi. Dora scoppiò in lacrime, ma si risvegliò con Nick nel letto del loro appartamento per poi capire che tutto ciò era un sogno…

F. L. 1A

Il bullismo, forma di violenza più diffusa tra i giovani


I media diffondono assiduamente notizie sul dilagare del fenomeno del “bullismo”, sempre più la società è permeata da notizie e casi di malessere sociale ampiamente diffuso che, senza dubbio, mette in evidenza una forma di disagio relazionale che si manifesta tra gli adolescenti e i giovani. Il fenomeno non può essere riconducibile a nessuna categoria sia essa sociale che anagrafica. Il bullismo viene caratterizzato da un insieme di fattori: sociologici e psicologici. Il bullo, visto come persecutore, è colui che essendo tale, trova piacere quando domina una vittima e non prova nessuna pietà nel vederla soffrire sia fisicamente che psicologicamente; si sente superiore rispetto alla sua vittima e pertanto la prepotenza diventa la sua compagna e arma di vita. cit…