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ROCKY: Il mio più caro amico.

Era da tanto tempo che desideravo un cagnolino con cui giocare, passare del tempo, fare delle passeggiate, a cui volere molto bene. Invidiavo tutte le persone che ne avevano uno. I miei genitori non erano d’accordo, soprattutto mia madre. Però un bel giorno il mio sogno si avverò, mio padre mi portò al canile. Mentre guardavo i cani, mi colpì subito un cucciolo di quasi due mesi; era un rottweiler di colore nero con delle macchie marroni, di lui mi colpi il suo sguardo, mi guardava con quegli occhi impauriti ma dolci. Decisi subito che quello sarebbe stato il mio cane. Ancora nessuno gli aveva dato un nome, allora toccava a me darglielo, decisi di chiamarlo Rocky.

Mi venne in mente questo nome perché il suo sguardo mi ricordava quello del cane di mia zia che appunto si chiamava Rocky al quale io ero molto affezionata. Un giorno mia zia lo fece uscire davanti casa, quel giorno faceva molto caldo e il cane si sdraiò dall’altra parte della strada; a un certo punto passò una macchina che andava veloce, era la mia vicina, mia zia preoccupata le disse di fermarsi, ma la donna non lo capì, il cane non fece in tempo a spostarsi e fu investito. Mia zia era disperata si mise a piangere, anche mio cugino si mise a piangere, era troppo seccato con la vicina e faceva bene ad essere seccato. Io in quel momento ero a scuola e ho saputo della sua morte solo quando tornai a casa. Ero troppo triste odiavo troppo quella donna, quell’odio che provavo nei suoi confronti è indescrivibile. Dopo aver scelto il nome io e mio padre tornammo a casa, mia madre non sapeva ancora niente, quando vide Rocky si arrabbiò, voleva che lo riportassimo al canile, ma io non volevo, ero disposta a fare tutto pur di tenerlo con me, per fortuna mio padre riuscì a convincere mia madre a tenerlo. Invece mia sorella e mio fratello erano contenti di avere un nuovo amico in casa. La mattina io andavo a scuola, quelle ore non passavano mai, non vedevo l’ora di tornare a casa e passare del tempo con Rocky, ogni pomeriggio giocavamo e facevamo delle lunghe passeggiate assieme. Era passato già un mese, era cresciuto tanto, io notavo che mia madre piano piano si stava affezionando, prima non lo voleva poi però alcune volte gli faceva fare delle passeggiate, anche se lei non ammetteva di volergli ben pur essendo evidente. Un giorno i miei genitori mi dissero che dovevamo trasferirci, perché mio padre aveva trovato un buon lavoro che non poteva perdere e che il cane purtroppo non potevamo portarlo con noi. Mi crollò il mondo addosso, io che avevo detto di fare qualsiasi cosa per tenerlo e invece non potevo fare più niente ormai era tutto deciso e non potevo far perdere il lavoro a mio padre. Io non volevo lasciare tutto per andarmene in un altro posto, avrei voluto fare qualcosa però ero costretta a trasferirmi. Anche mia sorella e mio fratello la presero male. Il cane decisi di lasciarlo a mia nonna, una persona molto dolce e affidabile. La partenza era fissata la settimana successiva la fine della scuola. Mancavano solo due mesi, io ho passato due mesi accanto alle persone a cui tenevo molto. Il giorno arrivò, presi le mie ultime cose e sono partita con la mia famiglia. Arrivati a Firenze ero molto stanca del viaggio e mi addormentai subito. L’estate la passai con la mia famiglia, uscivamo sempre e visitavamo moltissimi posti e con i miei vicini iniziai a fare amicizia, ma pensavo sempre a Rocky, ai miei amici e ai miei parenti, mi mancavano troppo; li andavo a trovare per le feste e in estate.
G. M. 1A

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