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SANGUE DI LUPO

La neve attecchiva lenta al suolo, facendo somigliare i pini ghiacciati e le montagnette di neve al tipico paesaggio di una cartolina. Per le strade scivolose i commessi di alcuni negozi attaccavano con aria annoiata le classiche figure a forma di zucca o pipistrello alle vetrate, altri sistemavano maschere spaventose agli ingressi, appositamente realizzate per far spaventare i clienti, e altri ancora mettevano caramelle di ogni gusto, colore o grandezza in ogni scaffale non occupato dai vari costumi. Halloween stava arrivando e non ci sarebbe voluto molto, prima di vedere i bambini, mascherati con i costumi più lavorati, scappare dagli scherzi dei più grandi. Presto sarebbero spuntati pure i mostri più fantasiosi, tra suore demoniache e clown assassini, la realtà si sarebbe fusa con la fantasia. Questa festa personalmente mi era sempre piaciuta, ma non per le caramelle, né per i costumi o per le feste dei liceali in cui ci si ubriacava sino a non ricordarsi il proprio nome, non era questo il motivo. Halloween mi era sempre piaciuto per il semplice fatto che ciò che spaventava si trasformava, per una notte, in divertimento e questo voleva dire che anche io sarei stata normale… In questo periodo vedevo i costumi più incredibili e strani, tanto strani da farmi ridere. Con quelle orecchie lunghissime, la bocca larga e la gobba pelosa; i costumi non si avvicinavano neanche lontanamente al vero essere. Vedere i bambini essere ciò che desideravano non mi faceva pensare ad altro, tranne al fatto di essere fortunati al solo travestirsi da mostro, per poi tornare alla consuetudine di ogni giorno.
Molti dicevano che esso fosse un dono, altri pensavano fosse inesistente, c’era chi lo desiderava e chi lo ripudiava, altri non imparavano mai ad usarlo e altri lo sapevano usare sin troppo bene. Alcuni non ne volevano neanche sentir parlare e altri lo cercavano con insistenza senza mai trovarlo… ma riguardo a me, beh io lo consideravo una vera e propria maledizione. Essere ripetutamente in guerra con le mie due personalità, non riuscire a resistere agli impulsi animali, dipendere da quel disco luminoso bianco nel cielo, ma la cosa peggiore di tutte…essere in continua ricerca dell’estremità del filo rosso, figurato, che dal mi dito si legava a quello di qualcun altro, chissà dove. Il così detto legame, o così l’avevo sempre chiamato, non conoscevo il suo vero nome in realtà, sicuramente era uno di quei lunghi e brutti nomi impronunciabili che stentavi a capire. Per farla breve il legame consiste nell’essere legato ad una persona, sino al punto d’amarla così tanto che ogni sua azione e pensiero diventano per te speciali, ogni emozione o azione è collegata a lui. Il legame è quella cosa che per te sostituisce la gravità e la ragione, in parole povere, quello che le ragazzine di oggi chiamano vero amore.
Avrei fatto volentieri a meno di questo, non mi piaceva dipendere da nessuno, essere legati a qualcuno voleva dire non poter scappare mai troppo lontano o nascondersi mai troppo bene.
Ma a parte questi orribili e disgustosi dettagli essere un licantropo, lupo mannaro, meta-lupo, meta-umano, mutante o chicchessia non era così male o almeno non era così male per gli altri. Essere in parte lupo voleva dire più forza, più velocità, tutti i sensi sviluppati al massimo e perché no, il potersi trasformare in un lupo alto tre metri con canini affilatissimi aveva i suoi vantaggi, quali però non saprei proprio dirli.
Avevo scoperto l’orrore della mia maledizione dieci anni fa. Una bambina di nove anni che scopre di poter uccidere qualcuno in qualsiasi momento anche solo per un gesto di troppo mi aveva traumatizzato, ma era quello che avevo fatto che aveva segnato la mia condanna. Una parola, una sola parola aveva causato tutto, la parola di troppo detta da una bambina antipatica mi aveva fatto spuntare le zanne e fatto squarciare il suo collo fino a ridurla in brandelli. Da quel giorno la mia vita era una continua fuga per il mondo in lungo e in largo.
Una bella ragazza di diciannove anni dai capelli ricci, lunghi e marroni, dai grandi occhi verdi contornati da lunghe ciglia nere, con labbra carnose e rosse, dalla pelle abbronzata, dal corpo snello e atletico con tutte le forme a posto, o così mi descrivevano le signore del paese quando dovevano presentarmi ai loro figli, ma era quando mi chiedevano cosa studiavo o come andavo a scuola che la mia risposta diventava meccanica, quasi spontanea. Il fatto era che a scuola non c’ero mai andata.
Io usavo l’arco, loro facevano educazione fisica, io cacciavo, loro studiavano le scienze, io parlavo con gli animali, loro seguivano corsi di inglese, io imparavo le lingue fuggendo, loro dai libri di scuola. In fondo non era poi così diverso o meglio era quello che mi ripetevo continuamente.
– Kim, Kim…Kimberly Kate mi scosse, interrompendo il mio monologo.
La guardai, Kate aveva quindici anni, bassina e magrolina, con la pelle chiara e le lentiggini. Somigliava in tutto e per tutto a una normale ragazzina, le uniche cose che la facevano distinguere dalle altre erano i lunghi capelli bianchi e gli occhi color miele. L’avevo trovata ferita, quasi senza vita ancora in fasce in un bosco e da quel giorno me ne ero presa cura, istruendola a usare il suo potere da lupo, da dove veniva non importava, l’importante era quello che le avevo insegnato ad essere.
– Kim se non ci muoviamo ci troveranno!
Il suo tono era spaventato e non la biasimavo, avevamo sulle nostre tracce l’Alpha più potente che si fosse mai visto, immortale, forte, veloce e senza alcuna pietà. Il motivo del suo inseguimento? L’uccisione di un membro del suo branco causata da me in seguito alla minaccia di uccidere la mia piccola “sorellina” ci aveva messo addosso l’intero branco.
– Stai zitta, ho un’idea su come depistarli.
Mi guardai intorno osservano la strada desolata per la tarda ora illuminata solo dalle insegne al neon e animata da qualche commesso che stava chiudendo per tornare a casa, adocchiando una fontanella nell’angolo della strada.
– Togliti il cappotto!
Le ordinai, sbottonandomi il mio e lasciando la pelle delle braccia, ricoperta da moltitudini di significativi tatuaggi neri, scoperta. Respirai lentamente assaporando il freddo che mi penetrava nella pelle risvegliare i miei istinti animali.
– Ma sei scema, ci troveranno subito così!
– No, se mascheriamo il nostro odore.
Kate intuì i miei pensieri e si tolse il capotto lasciandolo cadere a terra, seguendomi poi verso la fontana. Ci inzuppammo il più possibile per poi nasconderci in una piccola stradina nascosta dal buio sulla destra.
– Pensi che abbia funzionato? domandò con la sua vocina da bambina.
– Non lo s…
Non riuscì a terminare la frase che il rumore di passi mi zittì. Sia io che Kate trattenemmo il respiro, calmammo l’affanno e rimanemmo immobili. Un minimo movimento, un respiro troppo forte o il sangue che fluiva troppo velocemente ci avrebbe ucciso.
– Dove sono finite?
Sentì un uomo dalla voce profonda prendere i giubbotti da terra e annusarli ringhiando.
– Non possono essere scomparse, disse una seconda voce.
Il silenzio dilaniò, per poi essere subito rotto da un ringhio, sentì il movimento che lasciava intendere il passaggio degli indumenti a qualcun altro, nessuno parlò per cinque minuti buoni, e poi… il vento cambiò direzione tirando verso di noi, il profumo più buono che abbia mai sentito mi investì colpendomi come un pugno nello stomaco. Il fiato mi si fermò in gola facendomi diventare quasi viola, mi accasciai a terra cercando di riprendermi – Kim, KIM, che hai- ? Kate mi scosse per le spalle e come era iniziato tutto finì, presi una grande boccata d’aria fresca.
– Vieni Kim…bevi un po’ d’acqua!
Kate mi cinse la vita con un braccio, portandomi verso la fontana. Mi lavai il viso e bevetti, per poi sedermi contro la pietra dura e fredda, finalmente realizzai e sbiancai dal terrore. No, non poteva essere successo!
– Kimberly, cosa è…
Zittì immediatamente Kate alzandomi, c’era troppo silenzio, dov’erano finiti i lupi. Non feci nemmeno in tempo a guardarmi intorno che un enorme lupo di quattro metri mi piombò addosso con i canini appuntiti a due centimetri dal mio viso, il suo ringhio era così forte da rimbombarmi nelle orecchie e farmi esplodere le orecchie, la presa delle zampe era così stretta da farmi incrinare le ossa del corpo, ma la cosa più orripilane fu lo stesso profumo di pochi minuti fa.
Il mio istinto fu sopraffatto dalla paura e dalla rabbia, nessuno poteva trattarmi così, successe tutto velocemente, sentìi il sangue affluire nelle orecchie, i muscoli ingrossarsi e tendersi, sentìi la forza sostituire la rabbia. Il lupo fu sbalzato da sopra di me per la sorpresa, tuttavia si ricompose subito mettendosi davanti a me. Lo guardai, dovevo ammetterlo, aveva il suo tenebroso fascino da lupo Alpha, era alto circa un metro in più di me e molto più grosso e possente, il pelo era lucido, dorato con qualche ciocca più chiara e all’apparenza setoso e soffice, l’unico dettaglio che lo rendeva unico erano gli enormi e suggestivi occhi rossi colmi di desiderio. Eccolo, avevo davanti agli occhi il mio legame, colui da cui ero scappata per tutta la vita, colui per cui avrei fatto di tutto, lo sentivo addosso, sentivo il potere della Luna penetrarmi nella pelle collegandomi a lui.
Ò Allora bambina, finalmente ti conosco! sussultai sentendo la suadente voce parlarmi nella mente.
– Non chiamarmi bambina disgustoso sacco di pulci!
Ringhia nella sua mente, girandomi per guardare Kate, ma con stupore vidi che non c’era. Iniziai a tremare furiosa – Dov’è? Cosa le hai fatto -? Mi avvicinai a lui tremando dalla rabbia – Al sicuro, non le succederà niente, te lo assicuro. Potresti essere al sicuro anche tu, senza più scappare, senza nasconderti. Con me, siamo stati fatti per completarci a vicenda, non puoi scappare. Vieni con me” il suo tono era incredibilmente dolce, ma non fece altro che aumentare i miei nervi, allora feci la prima cosa che mi venne in mente, scappare. Mi voltai tendendo i muscoli e iniziai a correre come non avevo mai fatto, i miei occhi si posarono sul mio riflesso nelle vetrine, un lupo dal pelo bianco e gli occhi verde smeraldo in fuga dal suo destino. Senza accorgermene uscì dal paese fermandomi a pochi centimetri da un dirupo, mi ritrasformai non facendo caso agli strappi dei vestiti guardando il baratro colmo di oscurità.
– Non puoi farlo, non pensi a quella ragazza.
Ho visto come ti guardava, tu sei più di una guida per lei, non puoi lasciarla sola. Io non conosco il tuo nome, ma so che il mio cuore batte per te, se la Luna ci ha unito ci sarà un motivo. Ti prego non farlo, puoi avere una casa, una vita, e non importa se mi odi, farò tutto il possibile per te. Ti prego – sussurrò le ultime due parole, non mi girai, ma percepii la paura nella sua voce. Mi voltai lentamente con le lacrime agli occhi. – Kimberly, mi chiamo Kimberly – sussurrai avvicinandomi e osservando i suoi capelli biondi, gli occhi azzurrissimi, i muscoli scolpiti, la pelle abbronzata e le bellissime fossette, per guardarlo negli occhi dovetti alzare il viso. Aveva ragione, non potevo scappare, sentivo il mio cuore battere solo per lui. Sentì le sue braccia muscolose cingermi la vita e abbracciarmi, mi rannicchiai contro il suo petto, facendomi coccolare dal suo calore.
Forse io ero un errore, forse lui era un errore, ma forse insieme formavamo la cosa più giusta del mondo.
– Ciao Kimberly, io mi chiamo Christian e ti proteggerò da tutto!

R. P. 1A

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