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Il misterioso caso di Marina Koral.


Era il 10 Aprile 1996 quando venni a sapere della morte di Marina Koral. Ero da poco tornato a casa, quella sera avevo deciso di fare due passi e una volta ritornato nella mia abitazione trovai mia madre in un lago di lacrime. Le chiesi cosa fosse successo e lei rispose che avevano trovato Marina, morta sotto un ponte, probabilmente dal quale si era lanciata. Non credetti a quelle parole, conoscevo troppo bene Marina, eravamo cresciuti insieme, e sapevo con certezza che lei non avrebbe mai fatto un gesto del genere. Quella sera stessa mi recai nel luogo del suicidio.

Marina non era solita frequentare territori di quel tipo, dato che era una ragazza che non amava i posti lugubri e bui la Malavia, così veniva denominato il luogo dove fu ritrovata Marina, proprio perché non era una bella zona della città. Forse, però, Marina si trovava a passare di lì per caso, o forse stava cambiando, forse stava iniziando a frequentare persone diverse da lei, ed io come uno stupido non mi sono accorto di niente! In quel momento sentii, dentro di me, il mio cuore spezzarsi e proprio in quell’ istante decisi che avrei dovuto assolutamente scoprire la verità sul caso di Marina. Da quel giorno iniziarono le mie ricerche, che però inizialmente non diedero buoni risultati, fino a quando un giorno, ripercorrendo la solita strada da scuola a casa, trovai un’agenda, nera con dei brillantini rosa; quella agenda era proprio quella di Marina. Iniziai subito a sfogliarla e su una pagina vidi scritto un nome dentro un cuore, il nome in questione era Markus. Non mi sembrava di conoscere qualcuno con questo nome, nella pagina seguente invece vi era un numero telefonico al quale subito io telefonai, ma senza ricevere alcuna risposta. Si era fatta sera, io avevo da poco finito di cenare e decisi di richiamare quel numero. Dopo il primo squillo sentii rispondere una voce, forte e squillante, che mi chiese di presentarmi. Io mi presentai, ma non con il mio nome e cognome, bensì inventandomi un’altra identità, e così chiesi io al ragazzo di presentarsi. Markus, si chiamava così e in quel momento i miei occhi si illuminarono e pensai di aver scoperto qualcosa. Purtroppo però Markus viveva in Sardegna, non era mai venuto a Roma e conosceva Marina da quando lei era stata in vacanza a Olbia. In quell’istante sentii di nuovo crollarmi il mondo addosso, perché proprio quando pensavo di aver scoperto qualcosa avrei dovuto riiniziare tutto da capo. Passarono un paio di settimane, era forse maggio se non erro, quando sfogliai per l’ennesima volta l’agenda e notai che vi era scritto, in una pagina, a destra in basso, “L. Da Vinci 15”. In quel momento non capii il significato di quella scritta, ma riflettendo ricordai che nella mia città vi era un viale dedicato a Leonardo Da Vinci. L’indomani mi recai sul posto e notai che proprio al civico numero 15 viveva un uomo, di nome Mauro, molto strano quasi inquietante; in quel momento però non riuscii a capire cosa c’entrasse Marina con quell’uomo. Investigai un po’ e dopo alcuni giorni mi accorsi che difronte alla casa dell’uomo vi era una telecamera che apparteneva ad una giovane signora, andai dalla donna e le chiesi se per favore poteva farmi vedere i filmati di quella sera. Nel filmato vidi Marina presa di forza da quell’ uomo e trascinata dentro la sua abitazione; uscì dalla casa solo dentro un sacco nero. Chiamai subito le forze dell’ordine che arrestarono immediatamente l’uomo il quale però, inizialmente, non volle confessare. Dopo alcuni giorni dall’arresto l’uomo raccontò alle autorità di avere avuto una storiella con Marina e che quella sera l’aveva fatta entrare nella sua abitazione perché era ubriaca; in seguito la trasportò in un sacco nero perché lei glielo aveva chiesto ed in fine la accompagnò ad un Bar che si trovava vicino la piazza. Le telecamere della piazza però non videro alcuna macchina passare nell’ora indicata dall’uomo e la giovane non avrebbe avuto motivo di farsi trasportare in un sacco, allora Mauro fu costretto a confessare. A quel punto iniziò a piangere e raccontò di aver avuto una breve storia con Marina, la quale però dopo la rottura non avrebbe voluto più sapere nulla di lui. Quella sera Mauro vide Marina camminare per quella via, la invitò ad entrare a casa sua, ma appena la giovane si rifiutò l’uomo la prese a forza e la scaraventò dentro l’abitazione. Una volta dentro l’uomo provò a violentarla, ma Marina cercò in tutti i modi di difendersi; a quel punto Mauro iniziò a prenderla a martellate, fino a quando non fu morta. Appena la ragazza esalò il suo ultimo respiro, il suo assassino la rinchiuse in un sacco nero, si recò alla Malavia e lanciò il corpo, ormai senza vita, di Marina dal ponte in modo da far credere a tutti che si era trattato di un suicidio.

T. A.

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