BULLISMO: A CHI LA COLPA?


Bullo e bullismo sono oggi due termini estremamente diffusi. Giornali, telegiornali, e media in genere ne fanno uso ed abuso. Chiunque venga interrogato in merito prontamente risponde che i bulli sono dei teppisti, spavaldi, eccentrici, bellimbusti, così come i vocabolari stessi li definiscono e che il bullismo è un fenomeno figlio di un eccesso di benessere della gioventù odierna, benestante, che preso dalla noia si dedica a questa attività. Anche la soluzione al problema è molto semplicistica e di facile attuazione : l’allontanamento del soggetto, processi e pene dure. Allora c’è da chiedersi ma se tutto è così semplice e chiaro come mai i dati statistici lo portano invece come un fenomeno sempre in crescita?
Appare chiaro che il fenomeno è molto più complesso di quanto si creda, che ha radici antiche e che non ha un unico responsabile. cit…

Il bullismo, forma di violenza più diffusa tra i giovani


I media diffondono assiduamente notizie sul dilagare del fenomeno del “bullismo”, sempre più la società è permeata da notizie e casi di malessere sociale ampiamente diffuso che, senza dubbio, mette in evidenza una forma di disagio relazionale che si manifesta tra gli adolescenti e i giovani. Il fenomeno non può essere riconducibile a nessuna categoria sia essa sociale che anagrafica. Il bullismo viene caratterizzato da un insieme di fattori: sociologici e psicologici. Il bullo, visto come persecutore, è colui che essendo tale, trova piacere quando domina una vittima e non prova nessuna pietà nel vederla soffrire sia fisicamente che psicologicamente; si sente superiore rispetto alla sua vittima e pertanto la prepotenza diventa la sua compagna e arma di vita. cit…

La nostra una lotta vera contro il bullismo, o no?


Sono tanti gli spot che si vedono in tv o le iniziative che vengono proposte contro il bullismo, un grave problema che va sempre più ad ampliarsi nelle scuole italiane, anche per merito della nuova tecnologia. Si sentono sempre più casi di omicidio, risse e molestie sessuali, il più delle volte postate sul web, suicidi da parte delle vittime che non sopportano più quella vita fatta solo di tormenti e minacce; per di più tutto ciò viene fatto solo “per gioco” come affermano gli stessi bulli. Nel suo articolo “Nonnismo a scuola per 8 studenti su 10” pubblicato da La Stampa, il giornalista Raffaello Masci afferma che ben il 78% dei ragazzi (sia maschi che femmine) frequentanti le scuole elementari e medie, sono state vittime delle angherie dei propri coetanei attraverso scontri fisici e verbali. cit

IL BULLISMO: UNA FORMA PRIMORDIALE DI POTERE


Oggigiorno non esiste più un luogo, dove non è presente la violenza, più gli uomini si evolvono e più diventano “spavaldi”, “arroganti” e “irrispettosi”. Al telegiornale ormai è diventato un cliché parlare della violenza in tutte le sue varie forme e quindi in scontri verbali, in risse e sfortunatamente anche in casi di omicidi. Ciò fa capire che la violenza sta sopraffando il mondo intero, si sta evolvendo in maniera smisurata a tal punto di avere risse nel bel mezzo di luoghi pubblici, come ad esempio è accaduto varie volte nelle scuole.Fa paura sentir parlare della violenza nelle scuole, ma è realtà e la realtà si affronta. cit…

BULLISMO: UN GIOCO CRUDELE

“È malvagio.Quando uno piange, egli ride. Provoca tutti i più deboli di lui, e quando fa a pugni, s’inferocisce e tira a far male. Non teme nulla, ride in faccia al maestro, ruba quando può, nega con una faccia invetriata, è sempre in lite con qualcheduno. Egli odia la scuola, odia i compagni, odia il maestro”. In queste righe Edmondo De Amicis descrive il bullo. L’autore inserisce la caratterizzazione di un personaggio che oggi è centro di grande attenzione delle cronache italiane. La descrizione fatta da De Amicis poco si discosta da quello che sta accadendo, quasi quotidianamente, nelle nostre scuole. Per chiarezza di trattazione e per evitare distorsioni sul significato di “bullismo”, termine spesso abusato e talvolta travisato, è importante specificare che la sua derivazione proviene dall’inglese “bullying” e viene usato nella letteratura internazionale per connotare il fenomeno delle prepotenze tra pari in un contesto di gruppo, in cui il “bully” è “una persona che usa la propria forza e/o il proprio potere per intimorire e/o danneggiare una persona più debole.” cit…

NON POSSIAMO RESTARE A GUARDARE!

Il bullismo, fenomeno che consiste in una serie di prepotenze, umiliazioni, piccole o grandi torture psicologiche che uno o più ragazzi riuniti in un ”branco” infliggono ad altri ragazzi nell’ambito scolastico, per strada o nei luoghi d’incontro dei giovani, è molto più diffuso di quanto si creda. Leggendo i giornali o ascoltando i notiziari è sempre più frequente imbattersi in notizie riguardanti casi estremi di bullismo fra gli studenti delle varie scuole di ogni grado. Inoltre le vittime del bullismo finiscono per sentire di non poter fare a meno di partecipare a questo ”gioco”, almeno che non ci sia un forte e costante aiuto da parte di altre persone, magari adulte, che fungono come riferimento e punto d’appoggio. cit…

Bullismo: emergenza sociale

Bullismo è un termine derivato dall’inglese “bully”, che indica un individuo che si serve di maggiore forza o potere per intimorire un’altra persona, ed è ormai diventato di uso comune nella lingua italiana per definire il comportamento antisociale di quei ragazzi che a scuola si mostrano prepotenti e spavaldi nei confronti dei compagni di classe più deboli ed indifesi.
Questi ultimi diventano oggetto di violenze fisiche, di aggressioni e intimidazioni, insulti ed affermazioni di disprezzo allo scopo di farsi consegnare oggetti o denaro, di una continua violenza psicologica, in quanto sono costretti ad una condizione di sudditanza, umiliazione, disagio, sovente emarginati dal gruppo-classe. cit…

L’infame

Nella definizione, correntemente accettata dalla comunità scientifica internazionale, “il bullismo è una sottocategoria del comportamento aggressivo, ma è un tipo di comportamento aggressivo particolarmente cattivo, in quanto è diretto, spesso ripetutamente, verso una vittima particolare che è incapace di difendersi efficacemente, perché è più giovane, o meno forte o psicologicamente meno sicura” (Ada Fonzi, 2006).
A giudicare dalle notizie riportate dai media, che riferiscono di botte, coltellate, stupri, omicidi e suicidi maturati nell’ambito delle fasce più giovani della popolazione, si diffonde il convincimento che il bullismo sia un fenomeno che, se non  in crescita dal punto di vista della frequenza numerica, lo è certamente da quello della intensità della violenza e delle crudeltà perpetrate e dal punto di vista del clima di agghiacciante disumanità che sembra circondare i ragazzi proprio durante il delicato periodo della loro crescita e formazione. cit…

Mascalzoni e codardi: il bullismo del branco.


La definizione di bullismo data dai documenti lo identifica come un fenomeno caratterizzato dall’intenzionalità di vari comportamenti abusanti e aggressivi nei confronti di chi è più debole. Questo fenomeno si riscontra principalmente tra i banchi di scuola,dove uno o più ragazzi infliggono piccole o grandi torture psicologiche ad altri ragazzi.
Il bullismo,però ha origini molto più antiche, basti pensare al Sessantotto, anno in cui si tentò di convertire un’intera generazione alla pratica e della contestazione globale. Il Sessantotto e quelli che vengono definiti “Gli anni di Piombo” furono caratterizzati, così come riporta Ruggero Guarini nel suo articolo “La crisi d’autorità in classe è figlia del ’68” da slogan che recitavano frasi come: < >, < < l'immaginazione al potere>>, < >,< >: questi gli slogan di quella stagione propizia al trionfo della più vanesia tracotanza. cit…

La Scuola: il nuovo vaccino contro il bullismo

Il bullismo è senza alcun dubbio la più turpe forma di superiorità fisico-psicologica nei confronti di soggetti considerati più sensibili e dunque suscettibili a eventuale tipo di ritorsione nei loro confronti. La conoscenza di tale fenomeno avviene dapprima all’interno delle scuole, laddove la presenza di ragazzi , genericamente più grandi, risulta essere un problema per chi, appena entrato a far parte del nuovo sistema scolastico, viene continuamente messo a dura prova lungo l’arco del suo ciclo di studi. Putroppo, oltre alla violenza fisico-psicologica, i mezzi odierni consentono di accedere ad un’elevata vastità di tecnologie; ma a volte queste risultano essere utilizzate in modo improprio per imporsi sugli altri e manifestare le debolezze altrui in rete, specialmente nei social network (Facebook, Twitter, SnapChat). Questa forma di bullismo è meglio definita cyber-bullismo e non è assolutamente inferiore alla precedente, in quanto comporta un notevole detororiamento della psiche della vittima di fronte al mondo intero. cit…

Tante lingue, una sola voce: “no” al bullismo

Bullying, intimidaciòn, brimades, schikane, znęcanie się, Εκφοβισμός. Chissà in quante altre lingue trova modo di esprimersi quello che rappresenta un problema unico e universale: il bullismo. Termine spesso abusato e talvolta travisato, è utilizzato nella letteratura internazionale per connotare il fenomeno delle prepotenze tra pari in un contesto di gruppo, in cui il “bully” è “una persona che usa la propria forza e/o il proprio potere per intimorire e/o danneggiare una persona più debole” (Oxford Dictionary). E’ una manifestazione di antiche origini, largamente diffusa in ambito scolastico e divenuta oggetto di studio accurato e minuzioso solo recentemente. Quasi quotidianamente i mass media riferiscono episodi di aggressività tra ragazzi di età sempre più precoce, che a volte sconfinano nella brutalità. Certamente si tratta di episodi estremi, forse anche troppo enfatizzati e “gonfiati” dai mezzi di comunicazione, ma che costituiscono pur sempre la punta di un iceberg che va emergendo a velocità vertiginosa. La definizione che ne dà Dan Olweus, uno dei maggiori studiosi di questo fenomeno, è la seguente:
“Uno studente è oggetto di azioni di bullismo, ovvero è prevaricato e vittimizzato, quando viene esposto, ripetutamente nel corso del tempo, ad azioni offensive messe in atto da parte di uno o più compagni”.
E’ il punto di vista di chi viene trasformato in vittima di azioni omertose, dietro le quali si nasconde una non-consapevolezza di ciò che si è fatto, quasi uno stato di incoscienza, di stupore: il non rendersi sufficientemente conto di stare per nuocere a qualcuno. La violenza, per alcuni ragazzi, sembra esser diventata un banalissimo gioco, un divertimento “alternativo” da praticare senza preoccuparsene troppo. E in questa tipologia di atteggiamento ha sicuramente un ruolo fondamentale l’influenza di certi spettacoli con contenuto brutale e sanguinario, che oggigiorno sono estremamente accessibili ai ragazzi. E’, infatti, sufficiente accendere la televisione per assistere ad ondate di violenza incessante, presente in numerosi spettacoli d’intrattenimento, film e perfino in alcuni cartoni animati:
“Il rischio dell’esposizione a modelli aggressivi non si traduce solo in un apprendimento del comportamento aggressivo osservato ma può allentare l’inibizione all’aggressività con la conseguente legittimazione del comportamento lesivo verso gli altri” (Montanari M.).
Molti ragazzi, purtroppo, assimilano questo tipo di messaggi senza riuscire più a rendersi conto della differenza che passa tra realtà e fantasia, e invece di provare disgusto per questa tipologia di spettacoli ne sono affascinati. E’ il segnale di un rovesciamento culturale, del ribaltamento di un mondo dove la violenza, invece di impaurire, diviene elemento d’attrazione.
“Ogni volta che la cronaca ci sbatte in faccia bande di nazistelli che picchiano ebrei o gruppi di ragazzi che sbertucciano un compagno troppo sensibile fino a indurlo al suicidio, mi domando in quale anno, in quale secolo siamo. (…) Se chiudo gli occhi, mi sembra di vederli sfilare al passo dell’oca: bulli, nazistelli, fanatici di ogni risma e colore. Avvinghiati alle loro patetiche certezze di cartapesta, al loro ridicolo senso del rispetto e dell’orgoglio tribale. Tanti ‘Io’ deboli raggrumati in un ‘Noi’ insulso. Li guardo e non mi fanno paura. Solo tanta pena. Spero che un giorno la vita li sorprenda davanti a uno specchio, costringendoli a vedere che siamo tutti sul medesimo albero. Anzi, che siamo l’albero, e chi dà fuoco a un ramo diverso dal proprio sta solo incendiando se stesso” (Massimo Gramellini).
Certo è che correggere i prepotenti risulta difficoltoso: sono tanti e tali i vantaggi che essi traggono dalla loro condotta, che difficilmente sono disposti a cambiare. Ma si può e si deve tentare. Si deve tentare, soprattutto, di agire sul gruppo, solitamente complice, a causa del diminuito controllo delle proprie tendenze aggressive, nel perseguitare e isolare la vittima. La scuola, luogo comunemente indicato come palcoscenico di atti di “intimidazione”, deve, magari proprio a partire dall’analisi e dalla discussione di eclatanti fatti di bullismo, insegnare ai ragazzi a confrontarsi con le proprie emozioni, a diffondere una cultura della solidarietà, della tolleranza, del rispetto reciproco anche nella differenza e nella diversità. Una cultura che, proprio diffondendo i principi cardine della democrazia, contribuirà a costruire una comunità nazionale più coesa e civile e di conseguenza anche più forte nell’affrontare le difficili e appassionanti sfide che il futuro riserva ad ogni individuo. No to bullying, no a la intimidaciòn, non à brimades, nein zu schikane, nie dla znęcanie się, δεν εκφοβισμός. Chissà in quante altre lingue trova modo di esprimersi quello che rappresenta il volere dell’universale collettività: “no” al bullismo.
Meli Marco IV A

Bullismo: Ostentazione di presunte abilità o vigliaccheria?

Il bullismo,dai vari documenti,viene definito un modo per differire dal resto della società con comportamenti inadeguati. Bullizzare significa cercare di prevalere sul più debole,attraverso l’uso della violenza. Ad oggi questa arroganza è andata oltre quelle che sono le mura scolastiche per poi prendere atto anche su ciò che si usa maggiormente che è il mondo dei social. cit…

Stop all’indifferenza

“I just wanted to stay home” – “Io volevo solo stare a casa”. Scrive così nella sua canzone, Shady Cherkaoui, una ragazza emigrata in Italia e presa di mira a scuola solo perché marocchina. Quotidianamente, come si legge nell’articolo scritto da Raffaello Masci per La Stampa, avvengono violenze nelle scuole ai danni delle persone, ma anche delle strutture. Questo fenomeno, comunemente conosciuto come bullismo, si manifesta già dalle scuole elementari, sia maschi che femmine cominciano a esercitare atti di bullismo contro chi ritengono “più debole”. Esistono due tipi di bullismo: verbale e fisico.
Sprezzante è il fatto che alcuni ragazzi, quando sono presenti a questi atti, non intervengono per difendere colui/colei che subisce, ma rimangono a guardare come se fossero degli spettatori al teatro, riprendendo la scena col telefono e pubblicandola su internet per far vedere a tutti il “gran gesto” dei bulli, che non hanno educazione, vergogna, umanità e civiltà. Marina Corradi in un articolo scrive del maltrattamento di un ragazzo down da parte dei suoi compagni, mentre altri ragazzi guardavano e riprendevano la scena oltraggiosa per poi pubblicarla su internet. Meschina la risposta dei ragazzi che hanno soltanto detto che lo avevano fatto per scherzo, “per gioco”.
Perché avvengono questi soprusi? Nel Corriere della sera Ruggero Guarini dice che nel ’68 vi è stato un crollo delle autorità nelle scuole, nelle quali erano iniziate contestazioni giovanili e atti di superiorità, che hanno portato i giovani d’oggi che compiono questi atti ha prendere esempio da quanto attuato dai loro padri nel ’68; invece, non c’entra l’autorità nella scuola, che magari può sensibilizzare di più i ragazzi su questi temi, ma la coscienza del ragazzo, la sua interiorità, la vita di questo, che appunto non va espulso, ma deve essere aiutato, magari da un psicologo e dai familiari, a comprendere la gravità delle azioni che compie su un altro essere umano come lui. Per quanto riguarda la vittima del bullismo deve essere aiutata a superare quello che gli è successo.
Giusto è quello di cui parla Francesco Alberoni nell’articolo pubblicato dal Corriere della sera, ossia che è utile usare il metodo adottato da alcuni magistrati, i quali mandano i bulli a lavorare presso strutture sociali per insegnargli ad aiutare il più debole al posto di sopraffarlo. Inoltre lui afferma anche: << Se a scuola oltre a star seduti sui banchi, si facessero lavori, sport, teatro, arte, musica e si formassero gruppi in competizione, tutti i ragazzi parteciperebbero, sentendosi parte di un noi, in cui trovano un’identità ed esprimono se stessi, scoprono se stessi e le loro capacità.>> Ognuno, appunto, dà luce così alle proprie capacità. Bisogna educare all’uguaglianza, al fatto che non c’è un forte o un debole, perché noi siamo uguali, ma dentro questa uguaglianza vi è la diversità che ci distingue l’uno dall’altro e ci rende TUTTI unici, ognuno con le sue capacità. Bisogna educare a mettere in atto il coraggio, il rispetto e ad aiutare chi è in difficoltà. Senza rimanere fermi a guardare con coloro che non agiscono di fronte a tali prepotenze, soltanto per essere accettati dagli altri ed evitare di essere visti diversamente.
Davide Rondoni in un articolo pubblicato dal Il Tempo afferma che: <> Stop al bullismo!
Saitta Letizia IV A

BULLISMO: la diversità non è un limite ma una forza

In una società dove il primo obiettivo è apparire forte e indistruttibile, andando anche a prevaricare sull’altro, il termine bullo non fa assolutamente scandalo né tantomeno turba sentirlo. Da quanto emerso da un recente sondaggio un ragazzo su due dichiara di esser stato almeno per una volta vittima di bullismo, ovvero di aver ricevuto vessazioni fisiche o psicologiche da parte di alcuni coetanei. Il fenomeno dilania e si sviluppa a macchia d’olio nella nostra nazione già da molti anni, continuando però a svilupparsi maggiormente tramite le vie di comunicazione (i social), che diventano per cosi dire strumenti di cui ci si avvale per denigrare o offendere l’ altro in anonimato. cit…

Bullismo: e se domani il debole fossi tu?


Il bullismo è un atto volontario che purtroppo si ripete nel tempo e che si basa sull’esercizio illecito di potere ai danni di chi non avendone non riesce a difendersi. L’ambito scolastico è il luogo in cui maggiormente si manifesta questo atteggiamento di bullismo. Solitamente un branco di ragazzi attacca il più debole, il più indifeso. Esempio clamoroso è il caso del ragazzo Down maltrattato in aula dai compagni al cospetto di tutti. Marina Corrodi in “Quella meschina prodezza esibita su internet”-Avvenire 14-11-2006, racconta questo episodio: i quattro mascalzoni dopo aver beffato e violentato il ragazzo hanno pubblicato il tutto in rete senza timore né vergogna. cit…

Se perdi tempo poi ti scappa il tempo

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Molti sono coloro che fanno propria la teoria del CARPE DIEM, secondo la quale non si dovrebbe pensare al domani e quindi al futuro, in quanto, al contrario, preoccuparsi del futuro porterebbe a non vivere al meglio la vita e a non cogliere gli attimi che possono dare la vera felicità. Bisognerebbe vivere la vita come da bambini, quando la felicità era anche un piccolo regalo, una caramella, e l’unica vera tristezza era cadere dalla bicicletta e sbucciarsi un ginocchio, quando si sfruttava al massimo ogni momento. cit…

L’INDELEBILE BELLEZZA DELL’ATTIMO

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“Cogli l’attimo, e affidati meno che puoi al domani”, così scriveva Orazio. La fugacità del tempo e il cogliere l’attimo sono temi che attirano molto i giovani d’oggi, attanagliati dai dubbi del loro futuro incerto, incertezze che portano a vivere ogni momento al massimo come se fosse l’ultimo. Il concetto del carpe diem può essere affiancato da alcuni versi del Trionfo di Bacco e Arianna scritto da Lorenzo De’ Medici “Quant’è bella giovinezza che si fugge tutta via chi vuol esser lieto sia di doman non v’è certezza”. cit…

C’est la vie…

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Soles redire et occidere possunt;
nobis, cum semel occidit brevis lux I giorni possono nascere e tramontare;
nox est perpetua una dormienda noi, una volta che si è spenta la nostra breve luce,
Da mihi basia mille, deinde centum…. dobbiamo dormire un’unica, eterna notte.
Dammi mille baci, e poi cento…”

(Catullo, V, 4-6) cit…

IL SENSO DEL TEMPO TRA CLASSICITA’ E RINASCIMENTO Il tempo vola, ma noi siamo i piloti!

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Il Tempo…Molti hanno spiegano, o per lo meno ci hanno provato, a dare un significato a questa parola che è una sorta di spada di Damocle della razza umana sin dalle sue origini, ma che cosa è, dunque, il tempo? Occasione, momento opportuno, condizione favorevole ci suggerirebbe il dizionario, eppure esso racchiude un significato molto più profondo e complesso da spiegare, come ci dimostra anche Sant’Agostino il quale affermò che se non gli fosse stato chiesto avrebbe saputo che cosa era il tempo e, nel momento in cui gli fosse stato chiesto, non avrebbe saputo rispondere. Pertanto, come è prevedibile da una cosa così affascinante e al tempo stesso pericolosa, sin dall’alba dei tempi l’uomo ha cercato di riflettere sugli aspetti più profondi del tempo e della sua caducità. cit…

“Δάκτυλος ἀμέρα”:Il tramonto del Sole

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Per millenni gli uomini si sono interrogati sull’affascinante concetto del tempo. Esso può essere definito molto semplicemente come la dimensione in cui si misura il flusso degli eventi. Ad ogni modo questo tema è da sempre centrale nella vita degli uomini. A lungo il dibattito filosofico ha cercato di definire il tempo in maniera precisa, portando gli studiosi alle più diverse conclusioni. Molti sono giunti alla conclusione che il tempo sia solo frutto dell’immaginazione umana, e dunque un concetto illusorio. Altri si sono invece concentrati sull’aspetto assoluto del tempo oppure sulla sua relatività. In qualunque modo lo si veda, il tempo è comunque un aspetto fondamentale della vita umana. Infatti, per quanto ci si sforzi, è impossibile fuggire dal suo scorrere, che prima o poi attanaglia ogni essere vivente terminando la sua esistenza. La vita umana, dunque, è fortemente condizionata dal fattore tempo, poiché essa, a causa anche della sua fragilità, dura, come diceva il poeta greco Alceo di Lesbo, quanto un dattilo. cit…