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Alba Nera: una brillante operazione di polizia

In un luogo isolato, nel bel mezzo delle campagne di Reggio, vi è nascosto, tra i rovi della fitta vegetazione, un casolare rurale nelle mani di cinque malviventi locali, in possesso di un curriculum criminale di alto rilievo, con analoghi reati contro il patrimonio, contro la persona, traffico e spaccio di sostanze stupefacenti, detenzione e porto di armi. Nel casolare rurale, vi sono nascosti e detenuti considerevoli e ingenti quantità di sostanze stupefacenti del tipo hashish, marijuana, cocaina ed eroina, oltre che ad un elevato numero di armi da fuoco, nascosti all’interno di una botola, sita nel garage sul retro del casolare. I cinque soggetti, usciti dal carcere circa due settimane prima dell’inaugurazione della nuova base, erano considerati esponenti di alto rilievo all’interno della gerarchia ‘ndranghetista, facenti parte alla Famiglia Mafiosa detta Corona, articolazione territoriale della Ndrangheta Calabrese, operante nel territorio di Reggio Calabria <!–more–cit…>

Il giorno stesso che erano usciti dal carcere, Cosimo Corona, il capo del gruppo, incontrava i suoi uomini di fiducia, Bruno Corona, fratello del primo, Giovanni Santamaria, Marcello Lo Iacono e Saverio Abbate, nel casolare che successivamente avrebbero inaugurato nuova base del clan mafioso. Chiaramente l’intento era quello di riorganizzare tutte le attività illecite poste in essere negli anni precedenti il blitz denominato Sangue Freddo, effettuato dagli agenti della Squadra Mobile di Reggio nel 2007. Difatti, la settimana seguente all’ uscita dal carcere, i cinque soggetti davano inizio ad un rifornimento di droga, contattando amici della Sicilia, appartenenti a Cosa Nostra Catanese, che fornivano loro un kg circa al giorno, mediante un trasporto assegnato ai cosiddetti corrieri professionisti. Segue un’altra settimana e i cinque malviventi si trovano riforniti di droga e armi. Peccato che una famiglia mafiosa rivale si è riorganizzata e si è accorta dell’espansione territoriale della Famiglia Corona nel territorio reggino. Una di queste sere, alle 19.50 circa, avviene un omicidio nei pressi di un capannone abbandonato sito nelle campagne circostanti a Reggio. La vittima è Saverio Abbate. Il capo della Squadra Mobile di Reggio, Vice Questore Michele De Lucia, crede si tratti di un omicidio di natura mafiosa, quanto accertato dai primi indizi raccolti sulla scena del crimine. Il cadavere è riverso per terra in una pozza di sangue. Il proiettile che ha centrato la fronte dell’Abbate ha provocato molto probabilmente il decesso, dalla prima ispezione cadaverica effettuata dal medico legale, dott. Francesco Bartolucci. Dietro al cadavere, una sedia di legno con della corda tagliata, tipica negli ambienti mafiosi per sequestrare, legare e sgozzare le vittime. Sulla scena del delitto, oltre l’ausilio della Polizia Scientifica, interviene il P.M. di turno, dott. Paolo Pagano che dispone l’esame autoptico del corpo della vittima, fissato per il giorno successivo. Intanto negli ambienti malavitosi, Cosimo Corona, capo del gruppo, venuto a conoscenza dell’omicidio di un suo uomo, unitamente agli altri tre componenti, dichiara ufficialmente guerra alla famiglia rivale. Nel frattempo, viene aperta un’inchiesta dalla DDA della Procura Distrettuale della Repubblica di Reggio, in merito all’omicidio di Saverio Abbate, che si avvale delle moderne tecniche di intercettazione telefonica ed ambientale, oltre che ad una cospicua conoscenza dell’humus criminale locale. Grazie alla conoscenza criminale della vittima, gli agenti della Squadra Criminalità Organizzata, riescono ad individuare con esattezza la cella telefonica da dove la vittima effettuava le chiamate. Procedono immediatamente alla perquisizione del casolare rurale, rinvenendo le ingenti quantità di droga e armi. Nel momento in cui i poliziotti si trovano nel loro casolare, Cosimo Corona e gli uomini di fiducia si recano armati di kalashnikov nell’abitazione dove presumibilmente credono abiti il capo della Famiglia Valenti, proclamando un conflitto a sorpresa. La scintilla scatenante è stata sicuramente l’uccisione di Abbate. Corona arriva all’ingresso del cancello e senza esitazione, uccide in un sol colpo i due uomini posti alla difesa, poi chiama Santamaria e Lo Iacono. Tutti entrano nella villetta e affrontano senza esitazione i rivali, uccidendoli con le mitre. Salgono le scale e non vedono nessuno, allora scendono nuovamente e intravedono il capo, Ettore Pasquale Valenti detto u profissuri, che tenta di fuggire gettandosi dalla finestra del pianerottolo della scala, ma viene gambizzato e portato in aperta campagna. Intanto le Indagini della Squadra Mobile fanno il loro corso; il dott. Pagano è convinto del fatto che siano stati i Valenti a commettere l’omicidio, poiché quest’ultima famiglia si trovava in contrasto con i Corona anche nel 2007. Così il P.M. dispone l’installazione di microspie all’interno di luoghi sospettati essere in mano ai Valenti. La Polizia interviene anche nella sparatoria nella villetta del capo dei Valenti. Si contano quattro morti, ma all’appello manca il capo, cioè Pasquale Valenti, che è stato sequestrato e portato dai Corona nello stesso capannone, per farlo fuori e assumere il proprio dominio sul territorio. All’alba del mattino, Cosimo Corona apre il cofano della Mercedes nera e assieme a Giovanni fanno scendere il rivale, lo portano nel capannone e lo fanno mettere in ginocchio con le mani legate dietro la schiena. Corona fa maturare l’esperienza mafiosa a Marcello, il più giovane, ordinandogli di ammazzarlo nello stesso modo in cui è stato ucciso Abbate. Ma nell’istante in cui Lo Iacono punta la pistola alla fronte di Valenti, interviene la Polizia con una brillante operazione interforze denominata Alba Nera, guidata dal dott. De Lucia. Rispondono le pistole dei Corona, i poliziotti feriscono gravemente Lo Iacono e Santamaria, mentre Cosimo Corona è fuggito. Nelle ore successive verrà ammanettato nel casolare di campagna. I sodali, Santamaria e Lo Iacono, insieme al Valenti, verranno soccorsi e successivamente sottoposti al fermo di polizia, ugualmente al Corona, accusando in particolare Valenti di aver ordinato o aver dato il mandato di uccidere Saverio Abbate. La città viene svegliata dalle sirene delle volanti della Polizia. Ancora una volta è stata assicurata giustizia e le famiglie della città potranno vivere serene come prima.
B. G. 1A

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