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La triste e dolorosa vicenda di Amy Davis

Era una fredda sera d’inverno, precisamente il 5 dicembre. Suonò il telefono ed io, essendo l’unica in casa, mi alzai dal divano e risposi sbadigliando:
Pronto! nessuno rispose.
Pronto! ma niente, era come se stessi parlando da sola, sembravo una matta, chiusi la chiamata e ritornai sul divano. Passarono circa dieci minuti e di nuovo il telefono si mise a squillare: Pronto! Pronto! gridai, ma niente nessuno rispondeva. Per la seconda volta chiusi la chiamata e cominciai un po’ a preoccuparmi…
– Forse si tratta di uno scherzo, pensai tra me.
Verso le 23:00 di quell’indimenticabile sera la porta si aprì. Non potevano essere i miei genitori, loro erano già in viaggio per Seattle, non poteva essere neanche Hardin, mio fratello, era partito qualche giorno fa per l’Italia; ma allora chi è, mi domandai spaventata Chi è? Gridai con voce tremante, nessuno rispose alla mia domanda, ma capii subito che stava per succedere qualcosa; infatti un uomo alto, non molto giovane si presentò dietro di me ed io terrorizzata riuscii solamente a dirgli chi fosse e cosa volesse da me mentre lui mi rispose di stare tranquilla e che non mi avrebbe fatto del male o forse sì, aggiunse. Chiuse tutte le tende, spense la luce e mi afferrò il braccio destro, cominciò a picchiarmi e io gridavo, ma lui non si fermava, anzi, cominciò a toccarmi lasciando dei lividi sulla mia pelle. Ero terrorizzata, avevo solo 17 anni, ma la mia vita era come se si fosse conclusa quella maledetta sera del 5 dicembre tra le mani di quel maniaco stupratore.
I raggi del sole attraversarono il mio viso, non capivo, la testa mi girava come l’elica di un elicottero, ma mi svegliai comunque. Non capivo, cos’è successo mi chiesi, guardai le mie gambe, le mie braccia, e vidi solo tanti punti viola sulla mia pelle, non riuscivo a capire, la testa mi faceva malissimo e le mie gambe tremavano. Andai subito a sciacquarmi il viso e presi un’aspirina, mi preparai una tazza di latte caldo, ma avevo la nausea, continuavo a non capire. Poche ore dopo delle immagini confuse si accavallarono nella mente…io gridavo, ero spaventata, tremavo e piangevo…in quelle immagini c’era un uomo, io rispondevo al telefono, che gran confusione non capivo nulla. Accesi la televisione e cominciai a guardare un film, si trattava di una ragazza stuprata e uccisa dal padre, che schifo. Fu in quel momento che in quella confusione nella mia mente, quelle immagini presero ordine. Cominciai a ricordare e capìi tutto, piansi, non riuscivo a fare altro. La prima cosa che pensai fu quella di chiedere aiuto, ma come potevo, mi vergognavo terribilmente e inoltre non avevo amici, i miei genitori erano troppo lontani e non volevo disturbarli, quello era il viaggio dei loro sogni e mio fratello non potevo chiamarlo, troppi problemi. Per giorni non uscii di casa, con il passare del tempo però quei giorni cominciarono a diventare settimane e dalla scuola chiamavano ripetutamente chiedendosi il perché di tutte quelle assenze, non era da me dato che ero una delle più brave dell’istituto … sì, ero proprio una secchiona e forse era quello il motivo per cui non avevo mai avuto amici, ero una sfigata, comunque io non rispondevo a nessuna chiamata, solo ai miei genitori e ogni tanto ad Hardin e ovviamente alla classica domanda come stai? rispondevo che andava tutto bene e che non c’era da preoccuparsi. Ero triste e quelle maledette immagini mi ritornavano in mente ed io piangevo disperata, basta! Dovevo dire tutto alla polizia. Mi vestii, uscii di casa, presi un taxi e andai alla centrale di polizia, raccontai tutto e loro mi dissero che qualunque cosa fosse successa dovevo chiamarli. Uscita dalla centrale non avevo voglia di prendere il taxi, forse una camminata mi avrebbe fatto bene, pensai…non avrei mai dovuta farla quella camminata. Camminavo e ad un tratto mi sentii strana, come se qualcuno volesse farmi del male, l’ansia assalì il mio corpo e la paura si fece avanti. Mi uccise. Quel maledetto uomo mi uccise.
E’ il 18 dicembre del 2016, oggi è esattamente passato un anno dalla mia morte e io sono davanti alla mia tomba piena di fiori che vi racconto questa storia, ed è esattamente oggi, dopo un anno, che mio padre fu arrestato. Sì proprio così, sono stata stuprata e uccisa da mio padre biologico, sì ho scoperto anche di essere stata adottata e di aver fatto la stessa fine di mia madre. Io sono nata da uno stupro e morta per lo stesso motivo. Mi hanno adottata quando avevo pochi mesi, mia madre mi lasciò davanti un ospedale e poco dopo fu uccisa da suo marito, facendo credere a tutti che si fosse trasferita in un’altra città, 17 anni dopo la mia nascita lui non essendo abbastanza soddisfatto di ciò che aveva già fatto venne da me. Ed ora sono qui davanti alla mia tomba che piango con accanto la mia famiglia che si dispera per me. In fondo avevo solo 17 anni.
Amy Davis, 18/12/1999-18/12/2016.
S. C. 1A

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