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Ungaretti: una voce contro la guerra

RISVEGLI – GIUSEPPE UNGARETTI

lorenzo
Ogni mio momento
io l’ho vissuto
un’altra volta
in un’epoca fonda
fuori di me

Sono lontano colla mia memoria
dietro a quelle vite perse

Mi desto in un bagno
di care cose consuete
sorpreso
e raddolcito

Rincorro le nuvole
che si sciolgono dolcemente
co’ gli occhi attenti
e mi rammento
di qualche amico
morto

Ma Dio cos’è?

E la creatura
atterrita
sbarra gli occhi
e accoglie gocciole di stelle
e la pianura muta

E si sente
riavere

Il risveglio del poeta si traduce in queste poche parole nel risveglio della coscienza; gli orrori della guerra che sopravvivono nella sua memoria lo spingono ad una rinascita, ad un riscatto forte della coscienza nella consapevolezza che Dio è. Tutto ciò si traduce nella volontà di continuare a vivere.
LORENZO LANZAFAME II A

COMMIATO – GIUSEPPE UNGARETTI

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Gentile
Ettore Serra
poesia
è il mondo l’ umanità
la propria vita
fioriti dalla parola
la limpida meraviglia
di un delirante fermento

Quando trovo
in questo mio silenzio
una parola
scavata è nella mia vita
come un abisso

Il destinatario del commiato è Ettore Serra; alla dedica segue una descrizione della poesia che è strettamente intrecciata alla vita e indispensabile per essa. Il poeta sostiene che tutto ciò che fa parte dell’ umanità è poesia, la definisce come una meraviglia nel caos della vita. Quando nel silenzio del suo animo trova una parola, cercarla dentro di sé è come una faticosa e sofferente esplorazione dell’ abisso.

CATANIA AMBRA II A

SILENZIO – GIUSEPPE UNGARETTI

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Conosco una città
Che ogni giorno s’empie di sole
E tutto è rapito in quel momento

Me ne sono andato una sera

Nel cuore durava il limio
Delle cicale

Dal bastimento
Verniciato di bianco
Ho visto
La mia città sparire
Lasciando
Un poco
Un abbraccio di lumi nell’aria torbida
Sospesi

Una lirica nostalgica il Silenzio di Ungaretti, che rievoca un passato lieto rispetto ad un presente infelice, incerto in cui il poeta vive nel momento in cui scrive. Nelle prime strofe ricorda la sua città natale nell’attimo in cui l’ha lasciata, un ricordo fatto di suoni, il canto delle cicale e di luci, quelle che appaiono all’alba sulla città e la illuminano, mentre lui sale sulla nave che lo porterà lontano. Nell’uso dei verbi notiamo che il poeta non vuole dimenticare niente di quell’attimo; come se fosse un passato recente, che lo aiuta a sentirsi vivo nel momento del silenzio in cui è immerso e in cui la vita, a causa della guerra, è una conquista giorno dopo giorno.
Cristiano Saitta II A

PESO – GIUSEPPE UNGARETTI

Quel contadino

si affida alla medaglia

di Sant’Antonio

e va leggero

Ma ben sola e ben nuda

senza miraggio

porto la mia anima

ANDREA

Un contadino, povero, macchiato di lavoro, affaticato dalla sua giornata, torna felice a casa stringendo come un amuleto la sua medaglia di sant’Antonio. Un vessillo religioso, nulla più che un’immagine impressa dalla mano robusta d’un fabbro. Confida in quel simbolo come in un oracolo che gli CONFERMA, al di là degli eventi, il senso dell’esistenza, della SUA esistenza beata nella sua semplicità. E’quella fede che gli fa sopportare il dolore quotidiano. Questa certezza è invidiata dal poeta, gli invidia l’accettazione spensierata dell’essere senza la necessità della razionalità: al contadino, diversamente che al poeta, non serve la prova effettuale della sua fede. Crede qualcosa con tutta l’anima, quel qualcosa che lo rende libero di seguire le sue credenze “senza un peso”e quel qualcosa è. Non gli serve altro.

Andrea Pappalardo II A

CHIAROSCURO – GIUSEPPE UNGARETTI

valentina

Anche le tombe sono scomparse
Spazio nero infinito calato
da questo balcone
al cimitero
Mi è venuto a ritrovare
il mio compagno arabo
che s’è ucciso l’altra sera
Rifà giorno
Tornano le tombe
appiattate nel verde tetro
delle ultime oscurità
nel verde torbido
del primo chiaro

Chiara e palese tristezza per il vuoto che solo la Morte crea nell’animo umano. Il nero fitto dell’oscurità, che scende sulle tombe e le copre, apparentemente cela il triste panorama di ciò che resta dei defunti: monumenti aridi che al riapparire della prima luce solare riaffiorano nel loro più tetro aspetto e ricordo di ciò che in vita furono coloro che Vi risiedono.

NATALE – GIUSEPPE UNGARETTI

EMMA

Non ho voglia
di tuffarmi
in un gomitolo
di strade

Ho tanta
stanchezza
sulle spalle

Lasciatemi così
come una
cosa
posata
in un
angolo
e dimenticata

Qui
non si sente
altro
che il caldo buono

Sto
con le quattro
capriole
di fumo
del focolare

La lirica evidenzia la tristezza e la stanchezza del poeta ancora impressionato dalla crudeltà della guerra, che non risparmia nessuno. Ungaretti non ha voglia di passeggiare per le vie piene di vita, durante le vacanze natalizie. Preferisce restare a casa rannicchiato in un angolo come un oggetto dimenticato, per liberarsi dalLa stanchezza e restare a contemplare il fumo che volteggia. Il poeta frantuma i versi e usa i participi passati per accentuare la sua condizione di tristezza. Il suo animo è raggelato in contrasto con il caldo del camino. Per il poeta è impossibile festeggiare e tornare alla normalità dopo la guerra in trincea.

EMMA CAPIZZI II A

MATTINA – GIUSEPPE UNGARETTI

LUCIANA

M’ illumino
d’immenso

Si tratta di una delle poesie più famose di Ungaretti, perché con solo due parole, il poeta riesce ad esprimere un concetto di dimensioni non misurabili. Il primitivo titolo “Cielo e mare” attribuisce il giusto significato al testo: la mattina, titolo definitivo, va immaginata su una spiaggia, in riva al mare, al sorgere del sole. Il poeta, durante una guerra, una mattina, viene come abbracciato da una luce che illumina lo spazio circostante, ma che lo fa risplendere interiormente, riuscendo così a percepire l’estensione dell’infinito. Il poeta con questa illuminazione ha voluto raccogliere la sua gioia profonda davanti ad uno spettacolo naturale.

Luciana Avellina

SOLITUDINE – GIUSEPPE UNGARETTI

MARCO

Ma le mie urla
feriscono
come fulmini
la campana fioca
del cielo

Sprofondano
Impaurite.

Scritta nel 1917 a Santa Maria La Longa da Giuseppe Ungaretti, è inserita nella raccolta “L’allegria”. In questa lirica, dall’interpretazione soggettiva, si carica di significato il titolo, parte integrante del testo ungarettiano, che rievoca alla guerra e alla sua devastazione, risultato della quale non è altro che il vuoto, esteriore e, soprattutto, interiore. Le urla del poeta, che rappresentano una ribellione nei confronti del dolore, si disperdono nel cielo che appare come una campana sbiadita dal ribrezzo dei suoi rintocchi soffocati. Il poeta si accorge che ai suoi gemiti non vi è risposta, e dunque sprofonda nell’ abisso del proprio animo, come abissale e vuoto è il paesaggio a cui assiste, trovandosi così a disagio con il mondo e con se stesso e imbattendosi in uno stato di solitudine.
Marco Meli II A

GIROVAGO – GIUSEPPE UNGARETTI

ROMOLO

In nessuna
parte
di terra
mi posso
accasare

A ogni
nuovo
clima
che incontro
mi trovo
languente
che
una volta
già gli ero stato
assuefatto

E me ne stacco sempre
straniero

Nascendo
tornato da epoche troppo
vissute

Godere un solo
minuto di vita
iniziale

Cerco un paese
innocente

Il poeta si sente come un girovago: non trova mai dimora stabile, perché ovunque si sposti non raggiunge la serenità, si sente svuotato di tutte le sue forze, cosa che non gli accadeva quando non c’era la guerra, che lo ha reso nomade. E da ogni luogo, nonostante una lunga permanenza, si allontana come uno straniero, muovendosi tra ere diverse, vissute, corrotte. Vorrebbe godersi un momento tranquillo, simile alla sua nascita e alla fanciullezza, dunque è in costante ricerca di luoghi innocenti, non macchiati dalla guerra.
ROMOLO CANNATA II A

SAN MARTINO DEL CARSO – GIUSEPPE UNGARETTI

ALICE

Di queste case
Non è rimasto 
Che qualche
Brandello di muro
Di tanti
Che mi corrispondevano
Non è rimasto
Neppure tanto
Ma nel cuore
Nessuna croce manca
E’ il mio cuore
Il paese più straziato

In questa poesia Ungaretti si paragona ad una città distrutta dalla guerra . La città si trasforma nei suoi compagni morti, i muri fatti a brandelli come i loro abiti lacerati. Fra tutti i paesi distrutti dalla guerra è il suo cuore quello che più è stato distrutto e cambiato dal dolore della guerra, ma il dolore lascia un po’ di spazio per ricordare i compagni morti.
ALICE BURRELLO II A

VANITA’ – GIUSEPPE UNGARETTI

SALVATORE
D’improvviso
è alto
sulle macerie
il limpido stupore
dell’immensità

E l’uomo
Curvato
Sull’acqua
Sorpresa
Dal solo
Si rinviene
Un’ombra

Cullata e
Piano
Franta

La lirica è piuttosto breve ed è costituita da tre da tre strofe rispettivamente di 6 versi , 7 versi e 3 versi . La poesia non rappresenta altro se non la condizione dell’uomo che alle volte è impotente e si crede al centro del mondo , un mondo distrutto dalla guerra in cui quell’immensità , la vanità , sorge da tutte le macerie . In questo spettacolo l’uomo è curvato nell’acqua , metafora della vita , quasi sconvolto e turbato . Si rinviene un’ombra (che potrebbe essere quella di un uomo) un po’ cullata dalla vanità e franta .
SALVATORE SANGANI II A

ETERNO – GIUSEPPE UNGARETTI

FRANCESCA MINISSALE
TRA UN FIORE COLTO E L ‘ ALTRO DONATO

L’INESPRIMIBILE NULLA

La lirica “ETERNO” apre la raccolta “ALLEGRIA” di Giuseppe Ungaretti. In essa, pur essendo breve, il poeta esprime la triste situazione in cui gli uomini si ritrovano a vivere, non riuscendo a comunicare, ovvero “l’inesprimibile nulla” che è eterno per il poeta. In questa situazione priva di comunicazione c’è il poeta il quale scrive le sue opere paragonandole ad un fiore raccolto e le dona alla gente come segno d’ amor.
FRANCESCA MINISSALE II A

IN DORMIVEGLIA – GIUSEPPE UNGARETTI

GIORGIA
Assisto la notte violentata

L’ aria è crivellata
come una trina
dalle schioppettare
degli uomini
ritratti
nelle trincee
come le lumache nel loro guscio

Mi pare
che un affannato
nugolo di scalpellini
batta il lastricato
di pietra di lava
delle mie strade
ed io l’ ascolti
non vedendo
in dormiveglia

Il poeta, in trincea, durante una notte violentata, vede i soldati contratti, in posizione difensiva estrema,accovacciati e pure vigili, come a volte succede per le lumache che tirano fuori la loro testa se tutto intorno è tranquillo, ma non appena avvertono un pericolo, si ritraggono nel loro guscio e non escono se non dopo un po’ di tempo. Dunque, durante l’ assalto notturno, il poeta ascolta il susseguirsi serrato di colpi di fucile dai quali nasce nella sua mente un’ immagine lontana della guerra e della sua atrocità: il rumore dei scalpellini al lavoro sulle strade della sua città, non visto ma ascoltato in dormiveglia.
Ma questo “dormiveglia” è solo una finzione, un’ illusione che il poeta conosce bene ma non sa evitare!

GIORGIA RUSSO II A

FRATELLI – GIUSEPPE UNGARETTI

SARA

Di che reggimento siete
fratelli?
Parola tremante
nella notte
Foglia appena nata
Nell’aria spasimante
involontaria rivolta
dell’uomo presente alla sua
fragilità
Fratelli
Nella guerra si riscopre il senso vero dell’umanità. In questa lirica mettendo da parte l’ostilità nei confronti del nemico, il poeta sottolnea che non importa il regime a cui si appartiene o la causa per cui si combatte, si è tutti fratelli. La guerra provoca dolore ed è proprio questo sentimento che accomuna tutti i soldati in un rinnovato sentimento di fratellanza.

SARA SCAGLIONE II A

NOIA – GIUSEPPE UNGARETTI

GINEVRA

Anche questa notte passerà
Questa solitudine in giro
titubante ombra di fili tranviari
sull’umido asfalto
Guardo le teste dei brumisti
Nel mezzo sonno
Tentennare

Ungaretti sceglie come argomento centrale della poesia la condizione esistenziale della noia; questa nasce dall’idea della solitudine che c’è intorno, nell’ombra dei fili dei tram che attraversano uno spazio vuoto e si stagliano sull’umido asfalto. L’immagine della noia per il poeta, si concretizza nella figura dei brumisti, vetturini di piazza, che vacillano nel sonno.
GINEVRA ZINGALI II A

AGONIA – GIUSEPPE UNGARETTI

serena
Morire come le allodole assetate
sul miraggio

O come la quaglia
passato il mare
nei primi cespugli
perché di volare
non ha più voglia

Ma non vivere di lamento
come un cardellino accecato

Avendo passato molti anni in guerra, il poeta preferisce morire di una morte dovuta all’azione anziché passare una vita piena di lamentele. Non importa che l’azione sia antieroica o di poco conto, comunque Ungaretti invoca una fine tragica alla sua dolorosa vita. La guerra di trincea è uno sterminio costante e priva di senso, ma lo aiuta a scoprire se stesso e a lasciare un segno attraverso la sua esperienza.

SERENA SALPIETRO II A

DANNAZIONE – GIUSEPPE UNGARETTI

Fabio

Chiuso fra cose mortali
(anche il cielo stellato finirà)
Perché bramo Dio??

Ungaretti delimita i confini dell’uomo e, nonostante egli cerchi di superarli, esprime la tensione infinita verso ciò che non svanirà con il tempo: Dio. Qui si svela dunque la peculiarità dell’umanità: nonostante l’evidente destino di morte a cui andremo incontro, nasce in ognuno di noi un forte anelito di pace e di speranza.

Fabio Schilirò