Tra Paradiso e Inferno

imagesSi sentono denominare diversi tipi d’amore in letteratura, sui  rotocalchi o sui  palcoscenici di trasmissioni esilaranti e ogni  volta questo sentimento si tinge di  diverse tinte, talvolta rosa e romantiche, altre volte macabre e inquietanti o,  semplicemente, opache, sbiadite e  incolori come nei superficiali messaggini  che troviamo sui Social Network. Spesso, inoltre, assume toni ridicoli in bocca a  comici o a cinici che si vantano di averne scoperto l’inganno.
Allora, è lecito chiedersi, quale deve essere il vero colore dell’amore? È un sentimento nobile,degno,bello? E’  un ‘emozione autentica, possibile da sperimentare o appartiene solo al mondo fittizio delle illusioni? O è qualcosa di terribile da cui dobbiamo scappare?  O un inutile palpito di cui dobbiamo vergognarci perché ci rende deboli,fragili e, perciò, non eroici?
La definizione che il dizionario da’ di questa parola già lascia intuire il duplice è opposto sbocco di questo sentimento: il paradiso  delle emozioni gioiose o l’inferno delle pene:
 Amore: s. m. Intenso sentimento di affetto, inclinazione profonda verso qualcuno o qualcosa.
Patire, soffrire il mal d’amore, amare con intensità dolorosa.
La lingua italiana è una delle più difficili al mondo, ma anche una delle più ricche al mondo per numero di vocaboli e di variazioni di significato che ne fanno, appunto, una delle lingue più interessanti e coinvolgenti per i linguisti di tutto il mondo e, se esploriamo ancora il dizionario, troveremo ulteriori sfumature .
È il caso dei due verbi “amare” e “amoreggiare”: il primo significa Sentire e dimostrare un profondo affetto per qualcuno o  Sentire solidarietà, affetto verso qualcuno (provare reciproco affetto);
amoreggiare vuol dire invece Intrattenere rapporti amorosi, specialmente frivoli e superficiali.
Se il concetto della diversità non è ancora chiaro, allora è opportuno citare una canzone del cantautore italiano Ligabue:  “Chi si accontenta gode… così e così“. In buona sostanza si può paragonare l’ idea di amare con il concetto di fare l’amore, e quello di amoreggiare con quello di fare del banale sesso. Anche se potremmo stare delle ore a discutere su cosa vuol dire uno e cosa vuol dire l’altro, possiamo direttamente “riutilizzare” le definizioni dei verbi a loro associati. Spesso al cinema, in TV o più semplicemente a casa si sentono frasi del genere “fare sesso non vuol dire fare l’amore, ricordatelo bene!”.
Fare sesso “evoca squallore e solitudine senza coinvolgimento emotivo” fare l’amore, invece, “rimanda ad una immagine di reciproca e affettuosa appartenenza”.
Nel primo caso si è facilmente più rivolti al proprio piacere, ci si preoccupa di ricevere, di sentire, di provare piacere, spesso nell’immediato, qui e ora, anche senza preoccuparsi tanto di chi si ha a proprio fianco.
Fare l’amore è, invece, vivere il piacere insieme, è un dialogo, non sono due monologhi.implica l’avvicinarsi l’uno all’altro più fiduciosi e consapevoli di condividere qualcosa.
Ecco , allora, che Il concetto di condivisione sia molto importante perché rende entrambi i partner protagonisti della storia d’Amore, entrambi desiderosi di dare amore all’altro.
 “Il sesso senza amore è un’esperienza vuota, ma fra le esperienze vuote è la migliore” dice con tono ironico ma veritiero Woody Allen.
Questa citazione intende che è necessario sentirsi ricambiati nel proprio amore, per evitare di cadere nella solitudine o, nei casi di amore non ricambiato, nell’odio.
La mancanza di amore può infatti portare alla solitudine, al chiudersi in se stessi; l’amore è, infatti, anche una sorta di calamita che ci trascina via dal mondo familiare e ci conduce in un universo nuovo, inesplorato, ammaliante che sembra promettere eccitanti momenti colorando di rosa la nostra percezione del futuro  e facendoci vivere , come sospesi, in un sogno; ma quel mondo dove l’amore ci conduce, può nascondere insidie e tormenti e trasformare il sogno d’amore in incubo.
“L’innamoramento introduce  nella opacità  una luce accecante” dice appropriatamente F. Alberoni nel suo Innamoramenti e amore del 2009; esso è come vedere una luce in fondo ad un tunnel per avere quel barlume di speranza che ancora qualcosa può arrivare e spezzare la tranquillità e il disappunto della vita quotidiana e portare quella esaltazione e quel tormento che prova chi è innamorato e che “dà vita alla vita”!
Amare non deve essere inteso come viene inteso oggi, ossia come uno status symbol!
Amare non vuol dire potersi vantare con l’amico o con l’amica di avere una ragazza!
Amare vuol dire ricambiare un sentimento di follia reciproco e non importa se non lo sa nessuno, l’importante è che sia amore vero provato da tutti e due allo stesso modo. Possiamo citare l’opera di Antonio Canova, Amore e Psiche, che si trova nel Museo del Louvre a Parigi che rappresenta la seguente storia scritta da Apuleio.
“Psiche era una principessa estremamente bella e per questo Venere era invidiosa, così inviò suo figlio, Amore-Eros, affinché la prima si innamorasse del più brutto della terra e fosse così costretta alla vergogna. Ma quando Amore la vide se ne innamorò e decise di condurla al suo castello, per incontrarla ogni notte al buio e fuggire, così, dagli occhi di Venere, consumando il loro amore. Questo amore è segreto ed è espressione dell’amore puro e autentico che non  si lascia condizionare da nessuno pur di concretizzarsi.
Dicono, difatti, che Amare è una delle cose più belle che esistano perché ti porta a  fare persino follie per sorprendere l’amata/o con espedienti inimmaginabili pur di portare un sorriso sul suo volto, o per conquistare il suo cuore  e per potere, infine, osservare tu, con l’aria soddisfatta e innamorata,  l’essere umano con cui, in quel momento, vorresti passare il resto della tua vita.
Odi et amo. Quare id faciam, fortasse requiris. Nescio, sed fieri sentio et excrucior, ovvero “Odio e amo. Per quale motivo io lo faccia, forse ti chiederai. Non lo so, ma sento che accade, e mi tormento“, Catullo.
Sembra un ossimoro, ed effettivamente odiare è il contrario di amare, ma l’essere umano è talmente complesso che riesce a fare due cose completamente contrarie contemporaneamente! Questo perché l’odio è una diretta conseguenza dell’amore, così come può esserne causa. È di sicuro una trama a voi conosciuta la storia di due nemici che finiscono per innamorarsi e per mettersi insieme.
La palese voglia di andare avanti è contemporanea al desiderio che tutto cambi e che giri per il verso giusto. L’odio diventa una sorta di difesa da quell’amore doloroso, insoddisfacente.
A volte invece il troppo amore si trasforma in pazzia, odio nei propri confronti, che porta addirittura alla propria morte e dell’amata, come ad esempio nel Trionfo della morte di D’Annunzio, Giorgio avvolto dal suo mal di vivere, trascina nell’abisso più profondo anche la sua donna.
Un amore tormentato può portare,dunque, ad un diretto odio e ad un’intolleranza verso quella persona che fino a poco tempo prima si amava e si osannava qualsiasi cosa facesse o dicesse; “Ma io la amo comunque ” si usa finire i pensieri nei periodi di innamoramento come se questo potesse giustificare qualsiasi cosa, per poi giungere a disapprovare ogni suo singolo movimento come per attribuire alla sua ipotetica idiozia la colpa del “non-amare-te”.
Quest’odio è una prova di come l’amore in alcuni casi celi semplicemente un bisogno di affetto e di calore  che si trasforma in una egoistica e dispotica idea di possesso dell’amata che, spesso, culmina nei tragici epiloghi di cui sentiamo tanto parlare nei notiziari.
Eppure si vede sempre in TV, o nelle storie dei nonni, uomini che pur essendo stati rifiutati più  volte, ci mettono ancor più impegno nel provare a conquistare l’amata fino a che questa non si decida a dar loro una chance. E allora per concludere con un po’ di ottimismo c’è da dire che non bisognerebbe arrendersi alle delusioni ma perseguire il sogno di un amore puro,ideale,una sorta di amor  cortese, quello che appartiene solo al mondo dei poeti e che dai nostri aridi amanti contemporanei è deriso e umiliato come ridicolo corteggiamento fine a se stesso. Eppure il sogno di quei poeti innamorati era elevarsi in una sfera superiore, divina, magica sulle ali del sentimento ispirato dall’amata e allora perché i giovani d’oggi, figli di una società spiritualmente vuota, non tentano di spiccare ancora il volo migliorarci e per raggiungere il paradiso?

                                                                                                                                                                             Andrea Pappalardo

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