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Donare rende felice gli altri

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Dò-no: ciò che si dà o riceve senza niente in cambio. Il dono, il donare – il dare -, schiude la base della reciprocità, uno scambio respirante, gratuito, che si apre al fuori da noi, fondamentale non solo a Natale o in qualche ricorrenza. Per donare serve coraggio, specie per donare ciò che non si può comprare col denaro, ciò che richiede tempo, energie, sentimento, ciò che davvero ci rende ricchi – e non sempre il dono viene compreso (Cit. unaparolaalgiorno.it).
Il donare è quell’attività che quotidianamente ci permette di entrare in sintonia e creare un legame con la persona a cui stiamo dando qualcosa. Spesso si sminuisce l’importanza del gesto perché si pensa che tutto ciò che è dono equivalga all’uso di denaro, quando invece non è sempre così. Il dare non si ricollega perennemente al consumo economico, ma anche al consumo, se cosi vogliamo chiamarlo, sentimentale. Come si è detto prima quest’azione comporta l’entrare in sintonia con l’altra persona e di conseguenza l’investire dei sentimenti su ciò che si sta facendo.

«La vera felicità del dono è tutta nell’immaginazione della felicità del destinatario: e ciò significa scegliere, impiegare tempo, uscire dai propri binari, pensare l’altro come un soggetto: il contrario della smemoratezza. Di tutto ciò quasi nessuno è più capace. Nel migliore dei casi uno regala ciò che desidererebbe per sé, ma di qualità leggermente inferiore. La decadenza del dono si esprime nella penosa invenzione degli articoli da regalo, che presuppongono già che non si sappia che cosa regalare, perché, in realtà, non si ha nessuna voglia di farlo. Queste merci sono irrelate come i loro acquirenti: fondi di magazzino fin dal primo giorno» (Theodor W. Adorno).
Come sostiene Adorno donare vuol dire immaginare e sperare nella felicità della persona a cui stiamo dando qualcosa. Questo valore è andato perduto nel corso degli anni fino ad oggi. Attualmente tra la gente regna l’egoismo perché non si sceglie più un regalo in base ai gusti e ai desideri del destinatario ma bensì secondo i nostri voleri e ciò comporta che non si dona per il piacere di farlo, ma perché è considerato un dovere farlo durante le ricorrenze.
«Difficilmente si diventa una persona generosa da soli: la generosità è una cosa che si impara. […] All’inizio di questa catena c’è un giovane uomo, Matt Jones, che accetta di donare un rene senza perché; cioè non per salvare dalla dialisi una persona cara, ma solo per la gioia di aiutare sconosciuti»(Mark Anspach).
Anspach approfondisce un altro aspetto del donare: la generosità. Essa non è altro che la forma di nobiltà più alta che ci possa essere. Non esiste nessun tipo di insegnante o scuola che possa insegnare ad essere generosi. Questo è un lato del carattere di ogni persona che deve imparare ad uscire spontaneamente senza che nessuno gli dica di farlo o glielo imponga. Inoltre è la qualità che ti porta ad essere altruista e l’altruismo non è altro che il donare senza l’esigenza di avere un perché di quel gesto.
«Donare significa per definizione consegnare un bene nelle mani di un altro senza ricevere in cambio alcunché. Bastano queste poche parole per distinguere il donare dal dare, perché nel dare c’è la vendita, lo scambio, il prestito. Nel donare c’è un soggetto, il donatore, che nella libertà, non costretto, e per generosità, per amore, fa un dono all’altro, indipendentemente dalla risposta di questo. Potrà darsi che il destinatario risponda al donatore e si inneschi un rapporto reciproco, ma può anche darsi che il dono non sia accolto o non susciti alcuna reazione di gratitudine. Donare appare dunque un movimento asimmetrico che nasce da spontaneità e libertà» (Enzo Bianchi).
Enzo Bianchi invece ci pone il dono sotto un’altra luce: dono senza reciprocità. Per farci capire meglio il suo pensiero distingue il donare dal dare. Il donare -ci dice- è (come si diceva prima) un atto di generosità ovvero un qualcosa che tu fai senza aspettarti nulla in cambio; il dare lo vede come una forma commerciale. Se si dà si aspetta qualcosa in cambio che può arrivare come no, se si dona non per forza deve esserci reciprocità nella cosa che appunto è fatta in modo spontaneo.
Il donare riguarda tutti i rapporti umani da quelli di parentela a quelli di amicizia a quelli tra genitori e figli. Quest’ultimo aspetto è raffigurato nel dipinto di Jacques Louis David dal titolo di Antioco e Stratonice (1774). Di Stratonice sappiamo che fu data in moglie a Seleuco I Nicatore, nonostante la differenza di età notevole. Dopo le nozze e alcuni anni sereni di matrimonio, Seleuco si accorge dell’amore di Antioco, figlio avuto durante un altro matrimonio, per la matrigna. Dato l’amore reciproco da parte di Stratonice per il figliastro, il re decide di concedere la moglie al figlio. Questa, oltre ad essere un’importante forma di donazione, è una grande dimostrazione dell’amore di un padre per un figlio; tanto è l’affetto per il giovane, da donare senza reciprocità la propria amata.
In conclusione, ci sono parecchi prototipi di regalo e di donazione. Sta a noi scegliere che tipo vogliamo prendere in considerazione e poi mettere in atto durante la nostra quotidianità.

SARA SCAGLIONE III A

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